Centrifugati valore aggiunto

In un momento in cui l’attenzione agli alimenti, alla loro origine ed alle loro proprietà nutrizionali è così alta può essere interessante un approfondimento sul valore, a volte non adeguatamente evidenziato, dei centrifugati di frutta a verdura. Premettiamo che il punto di forza di questo tipo di alimenti è quello di permettere di assumere in modo piacevole verdura e frutta contemporaneamente anche se privata della parte fibrosa. Una centrifuga di frutta e verdura infatti permette di mixare verdure con tutte le loro proprietà e vitamine con la piacevolezza della frutta di stagione con in risultato che,  se abilmente calibrato, risulta un vero godimento per il palato. Ultimamente per la produzione di questi cocktail, a fianco delle tradizionali centrifughe, sono sempre più diffusi gli estrattori. Il funzionamento della prima macchina è quello legato ad una spremitura dei vegetali prodotta dal loro contatto con una specie di grattugia piatta rotante ad alta velocità. Si produce sostanzialmente un succo con piccole particelle vegetali in sospensione. E questo è quello a cui siamo stati finora abituati. Esistono però poi gli estrattori di succo a freddo che operano ad una velocità minore rispetto alle normali centrifughe. Più che una grattugia ad alta velocità gli estrattori  sono costituiti sostanzialmente da una sorta di spremitore-masticatore delle fibre vegetali. I loro sostenitori li preferiscono sostenendo che questi apparecchi riescono a rompere maggiormente le fibre di frutta e verdura aumentando il rendimento del 30% rispetto alle centrifughe tradizionali, producendo quindi una maggiore quantità di succo che contiene più vitamine, minerali, enzimi e fibre rispetto ai succhi centrifugati. Inoltre riducono i fenomeni ossidativi perché non lavorano a temperature elevate . Il succo spremuto a freddo contiene più enzimi e sostanze nutritive rispetto ai succhi centrifugati, ed è possibile impiegare verdure a foglia o agrumi altrimenti difficili da trattare con le tradizionali centrifughe. Aspetto non secondario è che il processo di pulizia della macchina al termine di ciascun utilizzo risulta più agevole con la tecnologia ad estrazione. Tutto questo per rivalorizzare le bevande ottenute con centrifughe o estrattori. Si provi a consumare una centrifuga verde, prodotta rigorosamente da verdure verdi e frutta verde, con tutte le proprietà alcaline, subito prima di un pasto così da misurarne il potere saziante ed altamente dietetico. Aumenterà il senso di sazietà ed i processi digestivi saranno ampiamente facilitati. Nuova vita ai centrifugati o agli estratti a freddo!

Davide Biasco

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Champagne e sushi la fusione a Cittadella

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Champagne e sushi: questa può essere una sperimentazione suggestiva che si può sperimentare presso il ristorante J’adore che si affaccia lungo le mura di cinta medievale della località di Cittadella in provincia di Padova (via Riva del Grappa, – Tel. 049 7382132 – 347 6942377).

 

 

 

R4Mirco Favero è il titolare che cura da tempo una ricerca di piatti orientali che possano essere nel contempo interessanti ed evoluti nella garanzia di ingredienti freschi e  di qualità. Nella preparazione del crudo questa è naturalmente una necessità, ma sempre più spesso è necessario poter fare affidamento a ristoratori esperti e sicuri.

R2E da J’adore sushi restaurant le caratteristiche sono rispettate. Un menu degustazione preparato dallo chef con gli occhi a mandorla può precedere un carpaccio di pesce misto e salmone takaki, seguito  da sashimi misto e cruditè affiancate da una delicata tempura di pesce e verdure. E’ interessante, se disponibile, provare a sgranocchiare una curiosa forma di soya da degustare cruda come fossero baccelli di pisello. L’abilità grafica e scenografica del cuoco si misura però dalle presentazioni dei Sushi che nella forma Saiko Miso sono una vera a propria creazione artistica.

Una degustazione garantita di questo tipo andrebbe poi conclusa con la proposta fatta di bavarese al cioccolato bianco e vaniglia, pan di Spagna al pistacchio e coluis di lamponi freschi. Mirco Favero è in grado di abbinare a tutta la degustazione proposta una selezione di champagne francesi di tutto rispetto ed è qui che la degustazione si fa particolare ed unica. Un nome francese (J’adore) che incontra il Giappone con le sue presentazioni decorative e di sapori raffinati e ricercati si completa appunto con i vini d’oltralpe (l’ottimo champagne Charles Heidsieck è qui proposto nelle sue differenti versioni tra cui Brut Reserve, Brut Vintage 2000 ma anche il prestigioso Blanc del Millenaires 1995). Nella terrazza al piano strada o nel locale al piano inferiore con la grandissima vetrata che guarda le imponenti mura medievali, da tutte le postazioni si respira comunque un’aria particolare fatta di raffinatezza, sensibilità estetica ed attenzione ai sapori. L’atmosfera è calma, silenziosa, curata. E’ il locale che si presta ad una degustazione raccolta, ma che si offre anche a cene con un po’ di gente amante del buon cibo. Può essere un modo particolarmente raffinato e non traumatico per avvicinarsi senza diffidenze a questo tipo di cucina orientale, con la garanzia che nulla sarà eccessivo o azzardato. Alla piatto ci pensa lo chef dagli occhi a mandorla, al servizio ci pensa il giovane Mirco con i suoi collaboratori e per l’atmosfera basta lasciar fare alle mura medievali.

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Davide Biasco

 

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Cibi e crociere

È sempre viva la polemica sul transito delle navi da Crociera nel bacino di Venezia mentre la nave dell’isola del Giglio si appresta a partire per Genova . Ma come si mangia su questi giganti del mare? Qual è il tipo di approccio ed il livello qualitativo che si può trovare nei numerosi ristoranti dei vari ponti? Per fare esempio siamo andati ad informarci ed abbiamo preso in considerazione l’offerta di una importante nave, la Quantum of the Seas della Royal Caribbean: una gigante che con i suoi 342 metri fa viaggiare 4180 turisti. In cinque de 18 ristoranti a bordo sono presentate alcune particolari formule di riferimento : l’American Icon Grill, rappresenta il classico stile “road trip” americano che incontra i piatti regionali per un menù tipico dal sapore tradizionale. Il ristorante “Chic”, rappresenta la cucina contemporanea il “Silk” invece un ambiente esotico dove le spezie dell’Estremo Oriente appagano i palati più avventurosi con un menù tipicamente panasiatico. “The Grande” simbolizza un tributo all’era passata dei classici transatlantici europei sui quali ogni pasto era un rituale consacrato dal tempo, con ricche portate e dove ogni serata era un’occasione formale con tanto di abito da sera. Ed infine il “Coastal Kitchen”  propone una formula riservata esclusivamente agli ospiti delle suite, che fonde le influenze mediterranee con le ricchezze delle fattorie della California. Ma non finisce qui: non manca naturalmente la cucina nostrana del “Jamie’s Italian”, che presenta i piatti della vera tradizione italiana, preparati al momento con ingredienti di stagione  ed un ristorante di prima qualità con prodotti e primizie acquistati dai produttori artigianali.  Questi però rappresentano le forme di ristorazione più impegnative:  ci sono poi quelle informali che spaziano dalla cucina globale ai locali aperti 24 ore per quelli che temono di dover combattere improbabili  momenti di sconforto con un piatto preparato al volo. Il quadro che ne risulta è che probabilmente in questi giganti del mare l’esperienza gastronomica può essere sicuramente varia, ma anche ricca ed interessante. Non sono vacanze dove si va per perdere peso, ma quanto più bella risulta una vacanza nella quale anche il palato ha fatto provare momenti di felicità?

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Cibi vegani la sperimentazione oltre la tradizione

Cena vegana? direi che è il caso di provare! Questo week end Rovigo si caratterizza per un’iniziativa della LAV che ha proposto il tema dell’alimentazione vegana. E’ così che, con lo slogan Rovigo Vegana,  diversi locali hanno colto intelligentemente il suggerimento ed hanno organizzato conseguentemente delle proposte sul tema. Hostaria Hospital, i Bonfi e di versi altri hanno confezionato prontamente proposte gastronomiche per sperimentare cosa significhi vegano. Ricordiamo che questo stile alimentare prevede di non consumare alcun tipo di alimento di origine animale. A differenza dei vegetariani, i vegani non assumono quindi nessun alimento come le uova o il latte. Scientificamente è dimostrato che, a parte un unico integratore, l’essere umano può tranquillamente sopravvivere nutrendosi in modo coerente con questa scelta. Certo per noi italiani, la nostra tradizione culinaria, la ricchezza dei prodotti dell’agricoltura e della relativa trasformazione alimentare, una scelta di questo tipo è al limite tra l’eroico ed il masochista. Ma lo spunto di questo week end può essere quello di provare a sperimentare l’alimentazione di questo tipo e misurarne poi l’effetto su noi stessi. Da diverse parti si lanciano da tempo segnali d’allarme che riguardano i cibi esclusi dai vegani: la carne rossa è denunciata per l’eccessivo contenuto di estrogeni, la carne bianca è sospetta per la presenza di farmaci legati all’allevamento degli animali, il pane e gli alimenti prodotti con la farina sono sospetti di produrre vari tipi di allergie alimentari, le bevande gassate sono sempre più messe al bando, i dolci sono ipercalorici ed i formaggi sono grassi. Vista così non si potrebbe mangiare quasi nulla, ma i vegani hanno una soluzione che, ne sono essi stessi testimonianza vivente, potrebbe essere una forma di alimentazione, un stile di vita alternativo e potenzialmente particolarmente salubre. Eliminati gli allarmismi esasperati vale però la pena di fare una riflessione, sperimentarne i sapori e misurarne di persona quale sia il corrispondente livello di benessere. Un indicatore vale in modo ben preciso: si consideri come si dorme e come ci si sveglia la mattina dopo aver consumato un pasto vegano. Se il benessere è tangibile allora il dubbio è lecito.

Davide Biasco

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Serata in spiaggia

Venerdì 8 Agosto

Osteria Arcadia si trasferisce in spiaggia in uno dei bagni più deltini della spiaggia Barricata di Bonelli (Porto Tolle RO),un ambiente carino e famigliare che ricrea l’ ambiente semplice del territorio del delta, con tettoie in grisole, tavoli in legno e gazebi creati con i tronchi degli alberi arrivati con le mareggiate. I gestori sono persone provenienti da una famiglia di ristoratori conosciuta in tutto il territorio polesano “i guera”, da qui il nome del posto.Ed ecco il gemellaggio, un posto in riva al mare, la cucina di Arcadia a base di pesce freschissimo, e a fine cena al posto del dolce un concerto live in riva al mare, con il gruppo “LA FEBBRE” negramaro tribute band, tutto in acustica!

Menu
Antipasto freddo: bollito di seppioline bianche con verdurine dell’orto a vapore.
Antipasto caldo: code di mazzancolle alla “busara” con crostone di pane olio e sale.
Primo piatto: a grande richiesta il pasticcio di cozze con pasta tirata a matarello.
Fine pasto:spiedini di frutta fresca.
Euro: 23,00 a persona (escluso vino e liquori).
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A cena dentro lo spettacolo

Domenica 3 Agosto

Torna l’evento più glamour e mondano dell’estate mantovana, che è anche il momento più alto, tra le innumerevoli azioni di sensibilizzazione promosse dal Gruppo San Luca Onlus, per finanziare e sostenere un ambizioso progetto culturale: la realizzazione del centro culturale MAST Castel Goffredo.

Novità 2014: possibilità di scelta dei posti a tavola. Prenotazione obbligatoria entro Lunedì 28 Luglio

Prenotazioni: Tel. 0376 781218

Piazza Mazzini – Castel Goffredo

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Basilico Rosso

Venerdì 25 Luglio, dalle ore 18:00

Brindisi di inaugurazione

Via G.Matteotti, 15/A – Castelmassa – Tel. 345 9369234

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Vegando per Rovigo

Venerdì 25 e Sabato 26 Luglio

Una grande festa nel centro cittadino. Incontri, attività, cibo e musica per comprendere la filosofia vegana e per sapere come e di cosa ci nutriamo.

www.facebook.com/vegandoperrovigo

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A Settembre torna la festa del bacalà

Dal 16 al 29 Settembre

Vicenza celebra il suo piatto tipico, il bacalà, con la festa in programma dal 16 al 29 settembre 2014 a Sandrigo. Primo appuntamento martedì 16 con il Gran Galà del Bacalà (su prenotazione) che quest’anno sarà in onore alla Via Querinissima, il viaggio compiuto dal veneziano Pietro Querini nel 1431 che diede inizio alla fortunata tradizione del Baccalà in Veneto. Viaggio che è oggi anche un progetto turistico e culturale europeo promosso da Pro Sandrigo e Confraternita del Bacalà e sostenuto dalle Regione Veneto, dalla Contea norvegese della Nordland e dai Comuni di Sandrigo e di Rost.

La manifestazione, giunta alla 27esima edizione, è l’occasione per gustare il Bacalà nei chioschi gastronomici allestiti nelle piazze del paese. Tra le proposte il classico Bacalà alla Vicentina con Polenta oppure piatti a base di Bacalà, come i Bigoli al Torcio con il Bacalà, gli Gnocchi di Posina al Bacalà o il risotto di bacalà. Ogni serata sarà accompagnata da musica dal vivo o spettacoli di danza.

Appuntamento importante è quello di domenica 28 settembre con la Cerimonia di investitura della Confraternita del Bacalà dalle 10.30 nel Piazzale del Municipio. Momento folcloristico che vedrà il nuovo Priore impartire la benedizione con un grande stoccafisso e accogliere i nuovi confratelli nel gruppo.

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Formaggi caprini una scoperta oltre il gusto

Occasionalmente, magari senza cercarlo, può capitare di acquistare o degustare quel particolare tipo di formaggio prodotto con il  latte di capra. La limitata produzione e disponibilità di questo alimento è inversamente proporzionale a tutte le qualità nutrizionali che possiede. Può capitare a volte che sentori caprini, che si trovano nei formaggi stagionati, siano particolarmente avvertibili e lo rendano poco appetibile, ma sono sensazioni che andrebbero verificate perché quello che si perde nel trascurare questo alimento è veramente molto. Dal punto di vista della sua composizione, il latte di capra è quello  più simile, dopo il latte d’asino, a quello umano. La percentuale di grassi è piuttosto contenuta, andando da un massimo  del 4%, all’inizio della lattazione, ad un min. del 2,7% nel periodo estivo. Negli ultimi anni i formaggi di capra sono tornati in auge perché più magri e digeribili rispetto ad altri formaggi. Dal punto di vista delle allergie è infatti opportuno distinguere tra due forme differenti: quella alle proteine e quella al lattosio. Nel caso dell’allergia alle proteine i formaggi a base di latte di capra possono essere tranquillamente consumati e sostituire quelli vaccini, ma nel caso dell’allergia al lattosio il latte di capra non è risolutorio in quanto ne contiene in buona quantità come quello vaccino. Latte e formaggi di capra sono spesso considerati prodotti biologici nel senso che questo non è un mammifero che si presta all’allevamento intensivo; infatti non viene alimentato con insilati (ovvero mangimi industriali) e si trova bene nel suo habitat naturale costituito dai pascoli di collina o dagli alpeggi. Rispetto al latte vaccino, il latte di capra contiene più ferro (il doppio rispetto al latte di vacca) e calcio, minerale che aiuta a raggiungere prima la sazietà.  Inoltre il latte di capra è molto più digeribile rispetto al latte vaccino perché le sue proteine e i grassi hanno una struttura molecolare meglio assimilabile. Il caprino fresco, dal sapore particolarmente delicato, è un formaggio magro: un etto contiene circa 250 kcal, quindi è indicato nelle diete poco caloriche. Un’attenzione che è necessario usare nel procurarsi questo alimento è il verificare che i formaggi di capra siano interamente prodotti con latte caprino e non con latte misto: la normativa nazionale, infatti, consente di vendere formaggi denominati “ caprini” ottenuti da latte misto (vaccino e di capra). L’etichetta riporterà l’esatta composizione dell’ingrediente base, aspetto questo che  non deve essere trascurato  soprattutto dalle persone con problemi di allergia alle proteine del latte vaccino. Slow Food ha istituito un presidio per tutelare un’antica razza particolare di capra, quella garganica, originaria appunto del promontorio del Gargano. Con il suo latte si producono de formaggi: il canestrato, da consumare fresco o da grattugia, in base alla stagionatura più o meno protratta nel tempo, ed il cacioricotta, il formaggio storicamente legato ai territori più impervi dove la capra era chiamata, non a caso, vacca dei poveri.

Davide Biasco

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