Sant’Antonio del porcello

Sabato 17 Gennaio

Programma:

Ore 10:30 Ritrovo in azienda. Inizio della visita.

Ore 12:00 Buffet. Màneghi di patate americane della Comunità Villa Ducis.

Salumi e carni dell’ Azienda Da Schio.

Pani e focacce del panificio La Mesa.

Verdure di stagione dell’ Azienda La Bella di San Basilio di Ariano Polesine.

Vino dell’Azienda.

A copertura delle spese si chiede un contributo pro capite di Euro 10,00. Se rimane qualche euro sarà devoluto al progetto Orti in Africa.

N.B. I posti disponibili per la visita all’azienda sono alquanto limitati. Si prega perciò gli interessati di prenotarsi in azienda con la massima solerzia. Cell. 338 1486181  E- mail: francescodaschio@interfree.it

Azienda Agricola Francesco Da Schio – Via Casalini, 20 – Cambio di Villadose 

 

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Incontro conclusivo del corso “Buono come il pane”

Giovedì 15 Gennaio, ore 20:00

Nel corso della serata, aperta anche a soci, amici e simpatizzanti, inserita nel progetto, “In Polesine i salami più buoni del mondo”, premiazione e consegna degli attestati.

Lista delle vivande o menu o menù…

Antipasto: coari, sottoli, affettati.

Risotto di mortandèla.

Straculo di Sant’Antonio e anatra dell’inverno.

Contorni.

Pane, vino, polenta.

Dolci.

La mariana

Euro 20,00

Prenotazioni: Gino 380 3747711 – info@lamarcanta.com

Trattoria Alla Rosa – Strada Treponti, 8 – Adria

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Una vetrina enogastronomica senza il Veneto

Bello il sito www.circuitocittadarte.it per come rappresenta la Pianura Padana! Dal nostro punto di vista, quello enogastronomico, si presenta come una vetrina veramente accattivante di tutto quanto sia disponibile nella valle del Po. Piatti tipici, prodotti tipici, vie del gusto e strade del vino sono le classificazioni con le quali undici province dal Piemonte all’Emilia Romagna (escludendo rigorosamente il Veneto!)  sono rappresentate dal punto divista di quello che si può trovare a tavola. Le descrizioni sono decisamente accattivanti: parlando di prodotti tipici si decantano i “Prodotti gastronomici DOP e IGP, tra i quali veri miti della cucina italiana come il Parmigiano Reggiano, l’aceto balsamico e il torrone alle mandorle”, parlando di vie del gusto si celebra il “Passeggiare tra i vicoli seguendo profumi di pane appena sfornato, fermandosi in un mercato e lasciandosi avvolgere dagli aromi dei frutti della campagna. E poi facendosi tentare da un dolce in vetrina o sorseggiando un vino tra la gente che passa” e naturalmente parlando di vini si evocano suggestioni prodotte dal “Percorrere le strade che seguono un percorso che si snoda fino alle più profonde radici del territorio. Appena fuori porta, queste città offrono l’occasione di vivere esperienze inebrianti a contatto con la natura e la storia, per scoprire antiche cantine di degustazione, visitare vigneti su colli punteggiati di rocche e castelli. Oppure perdersi in borghi medievali e trovare un’osteria che offre vino locale e una buona compagnia”. Viene proposto un turismo attento ed interessato. Dal nostro punto di vista è interessante come proposta di turismo di prossimità, rappresentato da quel modo di avvicinarsi per conoscere alcune realtà che non sono affatto lontane da noi, ma magari meno altisonanti e conosciute, e ricche comunque di suggestioni di diverso sapore. Forse per queste proposte di turismo enogastronomico di prossimità ci vuole una sensibilità più spiccata, ma non necessariamente. Forse è sufficiente una sufficiente dose di curiosità per capire un po’ più a fondo quello che ci circonda. Il rammarico è che un tanto bel sito abbia escluso nella definizione della Pianura Padana l’intero Veneto. Vorrà dire che sarà l’occasione per qualcun altro per completare con altro sito la vetrina mancante.

Davide Biasco

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Il tipico dolce natalizio di casa anche in Polesine

Tempo di feste, tempo di pandori e di panettoni. La grande tradizione veneta è rappresentata dai nomi illustri dell’industria dolciaria con una prevalenza dei nomi Veronesi. Nato come pane dolce, arricchito di lievito, miele, uva secca e zucca, sembra esistesse già dal 1200 a Milano, mentre il panettone che conosciamo oggi fu un’invenzione di Angelo Motta che agli inizi del 1900 gli diede il nome e la forma caratteristica a cupolone. La versione più moderna, il pandoro nasce, secondo una leggenda, durante la Repubblica Veneziana, dove uno sconosciuto pasticcere offrì alla corte dei Dogi un dolce ricoperto con sottili foglie di oro zecchino. C’è però anche una data certa di nascita del pandoro, così come lo conosciamo oggi: è il 14 ottobre 1884, data di deposito del brevetto di Domenico Melegatti che sancì così la nascita del dolce dall’impasto morbido e dal caratteristico stampo di cottura con forma di stella troncoconica a otto punte,opera dell’artista Dall’Oca Bianca, pittore impressionista.
Anche nel nostro Polesine è presente sia la versione industriale che la versione artigianale di questa morbida prelibatezza natalizia. Una chiave di degustazione delle feste può essere quindi quella del panettone o del pandoro rigorosamente locale. La versione industriale è rappresentata dal marchio Borsari di Badia Polesine che, con il suo accogliente spaccio, permette di soddisfare anche le richieste più esigenti anche in termini di quantità.  Per quanto riguarda, invece, i prodotti di origine artigianale, sono sempre di più le pasticcerie che propongono i loro prodotti quando non sono addirittura i ristoranti.  Facciamo alcuni nomi a titolo orientativo di alcune realtà che sono solo rappresentative, non necessariamente le uniche o in assoluto le migliori. A Badia Polesine, per esempio, tutti conoscono il panettone della premiata pasticceria San Remo. A Rovigo si passa dalla pasticceria “ai Frati”, a “Dolci tentazioni”, alla pasticceria “Novecento” al panificio presso la piazza Annonaria. Ognuno ha una proposta più o meno ricca di uova, più o meno carica di sapori o aromi, tutte rigorosamente confezionato in modo distinto quel che basta da far capire che questo è un prodotto artigianale, qualcosa che si distingue dal prodotto industriale. Anche i ristoranti si distinguono per alcune proposte di panettoni fatti in casa come per esempio il ristorante al Brigantino di Cavanella d’Adige che va particolarmente fiero della sua produzione. La proposta, anche locale, è quindi è ricca e varia e sarà difficile resistere alle tentazioni.

Davide Biasco

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Ristoranti che Passione: un regalo originale ed utile

In tema di regali natalizi ci può essere un’idea dal sapore enogastronomico che può risultare sia originale che utile. Si tratta della guida “Ristoranti che Passione”. Non si tratta di una guida secondo il concetto tradizionale del termine, ma quasi di un club associativo. Funziona così: acquistando in una qualsiasi libreria o sul sito www.chepassione.eu la guida si riceve anche una tessera che ha durata annuale che permette di godere di privilegi particolari presso i ristoranti della guida. Per ogni ristorante selezionato e recensito in guida e ce ne sono ben 152, infatti,  è indicato in quali giorni della settimana il possessore della tessera abbia diritto ad uno sconto (dal 20 al 50 %) secondo delle modalità ed un importo che dipende da locale a locale.  La guida copre tutto il Veneto a da quest’anno sono stati inseriti ben sei locali della provincia di Rovigo. L’idea è originale e creativa ed il successo è dimostrato dal fatto che è arrivata alla ottava edizione. Ha molto di tecnologico perché, per esempio, è possibile effettuare la prenotazione via web o tramite smarthphone perché diversi ristoranti usano la tecnologia “MiSiedo booking system” ( che permette di assicurarsi il posto semplicemente compilando una richiesta sul tastierino del telefono, del tablet o del pc. Gli associati alla guida sono poi invitati a ritornare un loro giudizio su come hanno trovato il locale, la cucina, gli ingredienti, il servizio perché poi a fine anno la redazione stilerà una graduatoria per premiare i primi classificati per categoria. L’ultima premiazione è avvenuta all’Hotel Villa Michelangelo ad Arcugnano di Vicenza lo scorso 17 novembre. 1

I ristoranti sono tutti selezionati con attenzione dal curatore ed ideatore della guida, il giovane Riccardo Penzo, che ha l’abilità di valorizzare quanto c’è di buono ed a volte non diffusamente conosciuto, nel panorama della ristorazione veneta. La guida è particolarmente interessante per gli esploratori del gusto, cioè di quanti hanno il piacere, la possibilità e la passione, di sviluppare la propria cultura enogastronomica spingendosi a conoscere locali nuovi anche nelle provincie diverse da quella di residenza. In questo senso la guida è un ottimo “gourmet coach” perché offre proposte, suggerimenti ed indicazioni utili ad orientarsi. Inteso in questo modo può essere sicuramente un regalo utile ed interessante da fare agli altri, ma anche a se stessi!

Davide Biasco

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Cortina Wine Club

Sabato 27 Dicembre, ore 17:30

Nella splendida cornice di Cortina d’Ampezzo si terrà il prossimo esclusivo appuntamento del Cortina Wine Club. Il tasting si svolgerà in occasione dell’evento Il Gusto del Benessere. Le eccellenze in vetrina a Cortina: protagonista l’Abruzzo.

Il primo vino scelto per la degustazione è abruzzese: il Pecorino IGP Terre Aquilane 2013 Feudo Antico per Casadonna rappresentato da Andrea di Fabio, a cui seguirà il pluripremiato campano Fiorduva 2009, Marisa Cuomo, che verrà raccontato dalla giornalista Egle Pagano e infine Luca Cristaldi, responsabile produzione dei vini di Cremisan, guiderà la degustazione del raro Hamdani Jandali, vino prodotto in Terra Santa dai Salesiani. L’incontro è previsto presso il Museo d’arte Moderna “Mario Rimoldi”, Casa delle Regole, in centro a Cortina d’Ampezzo – Corso Italia 69 -.

Il Cortina Wine Club, fondato da Gianluca Bisol con Maria Pia Montanari, Fabrizio Zardini e Francesco Anaclerio, si pone come obiettivo la scoperta, la conoscenza e la degustazione di prestigiosi vini unici al mondo, coltivati in luoghi impervi ed estremi: le vigne “fondatrici” di questo club sono appunto il vigneto di Dorona a Venissa e Vigna 1350 a Cortina d’Ampezzo. Per avere informazioni sul Club e su come diventare soci: www.cortinawineclub.it

E’ gradita la conferma della partecipazione dell’evento a info@cortinawineclub.it

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Prodotti fatti a mano e buoni nasce la pasta della Passionanza

“La pasta della Passionanza” è il nome commerciale con il quale un piccolo, ma intraprendente gruppo di persone Polesane si sono messe insieme per dare vita ad una iniziativa dettata dalla passione ma anche con obiettivi di reddito. Il denominatore comune di queste persone è un’abilità rodata di produrre a mano la pasta fatta in casa, sia ripiena che non: tortellini, cappelletti, tagliatelle e ravioli. Una competenza fatta di esperienza, di conoscenza delle cose buone e degli ingredienti di qualità, messa insieme con un briciolo di spirito imprenditoriale ha fatto in modo che adesso queste confezioni di pasta siano disponibili nei punti vendita di diverse zone del medio e basso Polesine. L’intenzione di chi li produce è dare la possibilità di assaggiare cose buone, fatte con passione e con ingredienti rigorosamente selezionati . E naturalmente rigorosamente fatti a mano. L’idea nasce dalla triste scoperta che solo alcuni prodotti, tra quelli artigianali che si possono normalmente comprare, sono veramente fatti a mano. Troppe quantità disponibili sul mercato e prodotte da microscopici laboratori non autorizzano a pensare che la produzione sia autenticamente secondo quanto dichiarato. Alla luce di questa scoperta ecco allora la “Pasta della Passionanza”, che prende il nome da un’omonima località nei pressi di Adria. L’intenzione è quella di proporre un prodotto alimentare autenticamente Polesano ed autenticamente fatto a mano che sia in grado di ricreare una suggestione di antico, di piatti di una volta, di bontà genuina, di cose semplici senza compromessi dettati dalle leggi del mercato o dei prezzi. Il prezzo, come nel vero spirito Slow Food, vuole essere giusto: non per lucrare, ma per riconoscere un onesto valore a chi altrettanto onestamente si pone sul mercato. Forse anche alcuni ristoratori, che saranno in grado di valorizzare  i loro menu, potranno trovare convincente e conveniente rifornirsi di questo tipo di prodotti. Poi dovranno anche sapientemente far riconoscere ai propri clienti l’autenticità e la differenza. Anche se a rigore non abbiamo una tradizione come quella bolognese, pur tuttavia questo alimento fa parte della nostra tradizione gastronomica e può ritagliarsi un dignitoso spazio nei menu, anche ed in modo speciale in questo periodi di Feste. Se l’idea avrà successo, anche nella sua particolare forma commerciale, potrà poi essere presa come un esempio di iniziativa imprenditoriale artigianale che forse potrà offrire delle nuove possibilità di uscire da questa stagnazione economica che è diventa sempre più opprimente.

Davide Biasco

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La beneficenza oltre le guide e la buona cucina

In tema di guide alla ristorazione l’offerta è ampia e diversificata, sia sotto forma di guide tradizionali cartacee che di siti web che di applicazioni per smartphone. Chi più può si sbizzarrisce in formule particolari ed innovative per risultare utili ed interessanti. La guida “Ristoranti che passione” del vicentino Riccardo Penzo, è uno spaccato della gastronomia Veneta che, con la formula dell’associazione, offre una ricca serie di vantaggi economici agli aderenti. Una formula particolare è invece quella della guida su web dei ristoranti del Sud Tirolo che si trova su www.restaurants.st. Questa guida mappa le offerte ristorative dell’Alto Adige secondo una classificazione per tipologia della cucina,  per locazione geografica e per altre ulteriori caratteristiche. Per chi vuole andare per mercatini di Natale può essere un’interessante guida di riferimento. La particolarità di questa guida è però agganciata al meccanismo con cui invita a scrivere un feedback su un ristorante che si è conosciuto. E’ stata infatti istituita un’alleanza con un’associazione di beneficienza che si chiama “Aiutare senza confini” (www.aiutaresenzaconfini.org) che ci occupa di reperire fondi e finanziamenti per aiutare i bisognosi ed i profughi della Thailandia e della Birmania, ma non solo. Il meccanismo è il seguente: per alcuni ristoranti mappati nella guida del Sud Tirolo, ogni volta che un cliente registrerà una valutazione dopo averlo frequentato, allora il ristorante si impegnerà a donare il corrispondente di un pasto per un bambino profugo. In altre parole se, dopo aver degustato i prodotti del ristorante, per esempio il ristorante Figl di Nalles, a pochi chilometri da Bolzano, il cliente vorrà avere la gentilezza di compilare in modo del tutto libero e franco il form dei giudizi, esprimendosi senza nessun condizionamento, allora il ristorante riconoscerà all’associazione aiutare senza confini il prezzo corrispondente di un pasto per un bambino thailandese o birmano. E non è necessario scrivere che si è rimasti entusiasti della cucina. Va da se che da Figl sono molto fiduciosi che i loro clienti escano decisamente soddisfatti. Sempre in Alto Adige, anche la cantina famosa per il vino biodinamico, AloisLageder, partecipa all’iniziativa  con la sua manifestazione enologica annuale “Summa” con la quale devolve in beneficenza la totalità del denaro ricavato dai biglietti di ingresso. Risulta quindi interessante questa associazione tra enogastronomia e beneficenza: potrebbe essere una nuova chiave di promozione e sviluppo da clonare.

Davide Biasco

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Superfood contro junk food

Mentre aumenta la curiosità e l’interesse di quello che sarà Expo 2015, arrivano notizie da altre vetrine alimentari tra le quali Vinitaly che si terrà a Verona subito prima dell’inizio della manifestazione Milanese. Interessante è qualche considerazione emersa nell’ambito dell’evento scaligero per quanto riguarda la terminologia anglosassone riferita ad alcuni cibi particolari. Diversi di questi sono ormai entrati nel nostro vocabolario quotidiano, come per esempio, Slow Food che rappresenta una nota associazione, che si ispira allo stare attenti alla qualità di quello che ingeriamo, al suo rapporto col territorio e con le tradizioni rurali. Ma si parla anche di junk food. È questo un termine che va molto di moda nei Paesi anglosassoni e che, letteralmente, significa cibo spazzatura. Generalmente si tratta di alimenti ad alto tenore di grassi o zuccheri o sale, che hanno un impatto negativo sulla nostra salute. Il junk food fa ingrassare e fa anche male, ma piace perché agisce sul nostro cervello similmente a quanto fa la droga, stimolando il senso del piacere e provocando a volte anche assuefazione. Purtroppo pare che sia e stia diventando sempre più il cattivo cibo, normalmente più economico, maggiormente consumato dagli strati più poveri della popolazione.  Si va anche diffondendo il termine superfood, nato negli Stati Uniti, ed indicante un cibo ad alto valore salutistico. Ne abbiamo parlato parlando delle bacche Goji, ma anche, in modo ironico, dell’aglio nostrano, e rientra nella categoria anche l’acqua di cocco, bevuta dalle star di oltreoceano perché a basso contenuto di zuccheri, grassi e calorie e con acido laurico, potente antibatterico, importante per rafforzare il sistema immunitario e velocizzare il metabolismo. Tra i superfood è annoverato anche il mirtillo, magari sotto forma di bevanda, che con il suo alto contenuto di flavonoidi fa bene agli occhi e alle vene varicose. Via libera anche al peperoncino per la presenza di capsaicina, che avrebbe fantomatiche proprietà dimagranti.
Ma esiste anche un termine per chi è particolarmente attento all’ambiente: feel food. Questo rappresenta un mangiare sostenibile, in linea con la scelta di impattare meno sull’ambiente, anche attraverso la scelta di ciò che ci portiamo a tavola. Un percorso virtuoso che fa bene anche all’agricoltura. Adesso, dopo tutta questa carrellata terminologica, potrebbe venire da domandarsi a che categoria apparteniamo.

Davide Biasco

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L’esplosione di sapori e profumi dello chef polesano Adriano Bimbati

Per farsi conoscere al pubblico rodigino il nuovo chef di Hostaria Hospital lo scroso giovedi 4 dicembre ha voluto stupire gli in invitati alla cerimonia di presentazione con un’esplosione di gusti e sapori degni di un ristorante di tutto rispetto. Rimandiamo alle righe che seguono le specialità che sono state presentate alla degustazione per spendere due parole sullo chef  Adriano Bimbati di Frassinelle Polesine, classe 1972. Dopo un’esperienza in giro per il mondo, in cui ha potuto sperimentare cucine ed ingredienti più diversi e differenziati, è approdato negli ultimi anni in alcuni ristoranti del Veneziano e del Padovano fino all’ultima esperienza presso il prestigioso “Storie d’amore” di Borgoricco. Di là, anche per avvicinarsi alle zone natie, è stato intercettato dai gestori dell’Hostaria Hospital, Gianluca e Dafne, che gli hanno affidato il locale sorto da quasi un anno per un rilancio con uno stile ed una verve del tutto nuova. Lo chef Adriano ha colto la sfida con lo uno spirito particolarmente propositivo ed innovativo ed ha cominciato a proporre tutta una serie di novità che già a piano terra, nella “cicchetteria”, gli avventori abituali non hanno potuto non notare. Ma è al ristorante al primo piano, decisamente rinnovato e rivisitato, che si esprime la vera forza di Adriano.2 1

3Gli assaggi dell’inaugurazione sono risultati tutti di alto livello qualitativo sia dal punto di vista della preparazione che degli ingredienti utilizzati. Le undici portate di finger food hanno offerto al centinaio di invitati la possibilità di avere un assaggio delle capacità di questo chef Polesano. Le prime proposte erano già pronte al ricevimento degli perché servite fredde nelle loro coppettine a fogge diverse. I vassoi con  polentina soffiata con baccalà mantecato e purè di melanzane affumicate all’olio tartufato, tagliatella di seppia al timo cotta a bassa temperatura con pomodorino confittato e la sua pil pil, la nostra pancetta in porchetta  con noci peccan, rucola ed emulsione all’aceto balsamico,  il salmone marinato alle erbe con spuma di salsa olandese e orzo fritto, e una lasagnetta di verdure confittata al dressing di rucola hanno sfarzosamente ricoperto una buona parte dei tavoli. E’ stata quindi la volta delle portate calde che hanno spaziato dal risotto al nero di seppia mantecato alla crema di limone candito alla  battuta di fassona all’arancio e caffè con crostino di pane al nero di seppia fritto al  fegato di vitello cotto a bassa temperatura con cipolla stufata e mousse di fegato al porto per finire con un trancio di petto di faraona cotto a bassa temperatura al burro chiarificato con la sua crocchetta di ala fritta con purè di sedano rapa. Non sono naturalmente mancati dei golosissimi dolci rappresentati da un quadrato di pistacchio di bronte, bavarese alla vaniglia e gelatina di fragole e dal dolce “Oriente” composto da un biscuit al cioccolato con bavarese alla cannella, ganache di cioccolato, crème brulè alla vaniglia e bagna al maraschino. La vicina enoteca Divinoh, che ha trovato il giusto sodalizio con il rinnovato locale, ha permesso di accompagnare tutte le degustazioni con dei vini non troppo impegnativi in modo da poter cogliere tutti i dettagli dello chef. La nota che è apparsa evidente ai degustatori più attenti è stata la territorialità dei molti ingredienti. Adriano ha infatti interpretato in chiave nuova ed a volte sofisticata alcuni prodotti della cucina nostrana, trasformando per esempio una polentina e rendendola un sottile fazzolettino a supporto del baccalà. Esame passato sicuramente  a pieni voti. Le feste potranno essere una buona occasione per conoscere anche i piatti della ristorazione quotidiana.

Davide Biasco

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