Siticibo, un progetto nuovo contro lo spreco alimentare

Parlando di sostenibilità è interessante scoprire le sempre nuove iniziative che qualche gruppo, associazione o anche azienda, in giro per l’Italia, attiva con spirito propositivo e fattivo. Una di queste è quanto in provincia di Trento si sta facendo per contenere gli sprechi alimentari comuni. In questo caso non si tratta solo di prodotti alimentari che alcune grandi distribuzioni organizzate prontamente destinano in beneficenza con un congruo anticipo prima della scadenza (un esempio è quello del gruppo www.cadoro.it). Si tratta di qualcosa di ancora più sofisticato. Si pensi a quelle situazioni di feste, rinfreschi, banchetti con le società di catering in cui, spesso, accade che quanto è stato preparato eccede quanto effettivamente consumato. Che fine fa tutto quel ben di Dio che resta perché i partecipanti hanno mangiato meno del previsto o sono stati meno numerosi? Ecco che in trentino si sono attivati ben due associazioni,  il  Banco Alimentare e Trentino Solidale, che si preoccupano non solo dei cibi in scadenza dalla grande distribuzione, ma anche di quello cotto e destinato ad un consumo nel brevissimo tempo. Il progetto Siticibo, cosi come è stato chiamato, è particolarmente focalizzato sulla sicurezza alimentare perché questo è il punto di debolezza di queste iniziative. Un rigoroso disciplinare prevede che il cibo segnalato per la raccolta venga ritirato la sera e consegnato la mattina dopo garantendo il rispetto delle basse temperature di trasporto e conservazione dal ricevimento alla consegna per il consumo. In alcuni casi, per i cibi cotti, è previsto il ritiro e la consegna addirittura nel giro di qualche ora.  I pasti vengono prelevati soprattutto da mense scolastiche, universitarie, o aziendali, ma anche pizzerie al taglio ed è stata sviluppata un’apposita app per smarthphone che permette di segnalare tempestivamente gli esuberi perché possa essere prontamente organizzato il ritiro. La struttura si basa in modo importante sul contributo operativo di volontari. A consuntivo chi lo gestisce ha rilevato che oltre allo scopo iniziale di contenere gli sprechi alimentari, il progetto ha sviluppato tutta una serie di benefici ulteriori che vanno dall’opportunità di attività sociale per pensionati e studenti, allo sviluppo di una molto più profonda consapevolezza dell’importanza di combattere lo spreco per una larghissima fascia di persone coinvolte a qualsiasi titolo nel progetto.

Davde Biasco

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Il radicchio di busa ortaggio da recuperare

WP_20160310_006La stagione del radicchio sta per finire, ma la voglia di lanciare la coltivazione del recuperando “radicchio di busa” è forte ed accesa. Questa è stata la sensazione che si è colta nella serata che si è tenuta presso i locali dell’Ortodidattico “Il profumo della freschezza” dei fratelli Maggiolo di Lusia, giovedi scorso. Questo tipo di radicchio, come illustrato da Renato Maggiolo, è costituito dal recupero di una tecnica di coltivazione che è stata antica e diffusa lungo le rive dell’Adige finchè nei decenni scorsi è stata abbandonata perché non remunerativa a causa dell’alto impiego della manodopera. Questa verdura, infatti, si ottiene dal trapianto dei germogli di radicchio, di diverse varietà, che nascono con i primi freddi. Questi germogli vengono riposti  addossati su uno strato sabbioso, in un ambiente a temperatura controllata e lasciati nella penombra se non addirittura al buio. Nell’arco di circa tre settimane le foglie iniziali appassiscono e dal centro rinasce un nuovo germoglio vigoroso, croccante e saporito che esalta i sapori della varietà e ben si presta a molteplici tipi di preparazioni sia cotto che crudo. La tecnica ricorda quella trevigiana con cui si ottiene il radicchio della marca utilizzando il favore della temperatura delle sorgive, ma anche la prelibatezza che si ottiene in Friuli ed è conosciuta col nome di “Rosa di Gorizia”. A Lusia, in modo particolare presso l’Ortodidattico, si stanno sperimentando diverse varietà di radicchio per verificare quale meglio si presti ad esaltarne i sapori. Slow Food Rovigo ha deciso di portare avanti un progetto di valorizzazione di questa tecnica di coltivazione che, nelle modalità proprie dell’associazione, ha come finalità la costituzione di uno specifico presidio Slow Food, una forma di recupero e sostegno specifico per aiutare chi è disponibile al recupero di tale coltivazione.WP_20160310_001 La serata ha visto l’intervento di Paolo Giolo, fiduciario di Slow Food Rovigo  e del professor Caoduro che ha illustrato ai presenti il primato dell’Ortodidattico che, nell’ambito di una ricerca della Regione Veneto tra 175 produttori di DOP ed IGP, si è collocato al primo posto ottenendo il punteggio più alto tra tutti i partecipanti. WP_20160310_011La serata ha visto uno speciale completamento nella fase conviviale in cui i cuochi della parte ristorativa del centro hanno dato prova della loro abilità nel preparare un menu completo rigorosamente vegano utilizzando in modo importante i prodotti dell’orto didattico e facendo caratterizzare ogni piatto, dall’antipasto al dolce compreso, da qualche varietà di radicchio di busa. Per fare qualche riferimento citiamo l’erbazzone al radicchio, il pasticcio viola al radicchio e noci con una speciale besciamella vegetale, le polpettine di fagioli con radicchio per finire con una crostata al radicchio  ed un bon bon di cioccolato con ripieno al radicchio e frutta disidratata. L’incontro culturale gastronomico vegano, al quale hanno partecipato anche gli assessori regionali Graziano Azzalin e Cristiano Corazzari, ha avuto anche la sua dimensione enologica nella quale Stefano Picello, vinificatore dei vicini Colli Euganei, ha dato la possibilità ai convenuti di degustare tre delle sue etichette rigorosamente biologiche e vegane tra le undici che produce nei suoi vigneti di Galzignano Terme dell’azienda  Terre Preziose. Dopo l’insalata, Lusia si propone come centro aggregatore di portatori di interesse verso la valorizzazione dei sapori e delle tradizioni locali. E l’orto didattico con i suoi ideatori e sostenitori si fa credibile e competente ambasciatore di questo messaggio.

Davide Biasco

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Asolo Wine Tasting

Domenica 8 a Palazzo Beltramini di Asolo (Treviso) la quinta edizione dell’evento. Tra i banchi d’assaggio: Prosecco Extra Brut, Colfondo, vini da lieviti indigeni

Una giornata per scoprire i segreti che rendono unici i vini dell’Asolo Montello: dalla tutela della biodiversità al recupero di varietà e tradizioni antiche. Domenica 8 maggio torna Asolo Wine Tasting, la quinta edizione dell’evento organizzato dal Consorzio Vini Asolo Montello dedicata alla valorizzazione dei vini del territorio. L’appuntamento è nel borgo medievale di Asolo (Treviso), all’interno della Sala Comunale di Palazzo Beltramini, dalle 10.30 alle 20:00 con la collaborazione di Slow Food e di Ais Veneto.
Nella giornata di domenica 8 maggio, tra i banchi di assaggio dei produttori partecipanti, i visitatori potranno scoprire attraverso i vini, tutti i segreti di questa zona vitivinicola. In particolare si potrà scoprire l’attenzione nella tutela della biodiversità: i Colli di Asolo e del Montello sono luoghi integri, dove convivono boschi e fonti d’acqua, dove oltre alla coltura e la cultura della vite ci sono altri prodotti agricoli come patate, mele, ciliegie, piselli, fagioli e altri presidi di eccellenze gastronomiche. Si potrà conoscere inoltre l’Asolo Prosecco Superiore DOCG nelle sue diverse versioni, in particolare l’Extra Brut – Asolo è l’unica denominazione nel panorama del Prosecco che può definire la tipologia Extra Brut nelle bottiglie prodotte con la DOCG – ed il ColFondo – il Prosecco rifermentato in bottiglia e senza sboccatura, come da tradizione di queste zone. Non solo, tra gli stand anche i vini prodotti in seguito alla ricerca sui lieviti autoctoni del territorio.
L’evento è aperto al pubblico. Il costo della degustazione dei vini sarà di 10 € comprensivo di tasca e bicchiere souvenir.

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La primavera riporta i “Venerdì della terra”

Ritornano i ”Venerdi della terra”. Come consuetudine all’arrivo della primavera Slow Food Rovigo saluta a suo modo la nuova stagione con una rassegna di incontri sul tema della terra e dei suoi prodotti. Si tratta di incontri con i produttori di particolarità del territorio selezionati che presentano quanto di buono la loro passione li porta a produrre. E dopo il racconto trova  spazio anche la degustazione. Con l’assemblea annuale della condotta di Rovigo di Slow Food del prossimo 31 marzo questi appuntamenti hanno inizio presso l’azienda agricola  “Le Barbarighe” di  S.Martino di Venezze e si collocano nella più ampia cornice della rete mondiale Terra Madre che, nell’ambito di Slow Food,  riunisce tutti coloro che fanno parte della filiera alimentare e vogliono difendere l’agricoltura, la pesca e l’allevamento sostenibili, per preservare il gusto e la biodiversità del cibo. Nasce per dare voce e visibilità ai contadini, pescatori, allevatori, trasformatori, piccoli produttori, per accrescere, fra i produttori stessi e nell’opinione pubblica, la consapevolezza di quanto è prezioso il loro lavoro ed anche  per dotare i produttori degli strumenti per lavorare in condizioni migliori. Per queste ragioni è stato fondamentale stimolare la nascita di una rete mondiale che disponga di strumenti di condivisione delle informazioni e che mostri al mondo che un altro sistema di produzione è possibile. L’efficacia di questa rete sta nel generare, in tempi brevi, contatti, relazioni, opportunità e visibilità. Il ruolo di Terra Madre è altrettanto cruciale, per l’apporto di stimoli, spunti, temi, umanità. L’incontro di marzo è ospitato da Leonardo e Silvia Gagliardo che illustreranno il loro modo di produrre farine speciali, seguirà Giovanna Gioli, dell’azienda la Galassa di Gavello, che illustrerà il suo modo di coltivare frutta e mele. Poi Paola Zullato, azienda agricola di Bosaro Paola Zullato  illustrerà le caratteristiche del  radécio de busa e degli ortaggi che coltiva, per finire con Daniele Valier, dell’azienda agricola Valier di Borsea (RO), che chiuderà con “noci … a 360°”. La partecipazione è libera avendo la possibilità di associarsi direttamente in loco. Programma di dettaglio, orari e successivi incontri sono disponibili su www.slowfoodrovigo.it

Davide Biasco

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Serata Ghiotta

17 Marzo, ore 20:00
AMO Opera Restaurant Palazzo Forti Vicolo Due Mori 6 – Verona con la collaborazione della Condotta di Slow Food di Verona propone una serata con prodotti dei Presidi Slow Food.
Antipasto: Bruschettina e salume del Monte Baldo.
Primo: Tortelloni con sfoglia di amarone ripieni di Monte Mazzano.
Secondo: Oca in Onto – Presiodio Slow Food.
Dessert: Cupola di cioccolato con mousse di Passion Fruit.
€ 35,00 a persona.
Prenotazioni presso il Ristorante al numero 045 923 5440
www.ristoranteamoverona.com
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Una verticale orizzontale?

Lunedì 21 Marzo, ore 20:30

Degustazione di Parmigiano Reggiano DOP di tre diversi caseifici di stagionatura: 24 e 36 mesi.

Costo della serata € 18,00 (soci onaf in regola con il versamento della quota 2016), € 20,00 i non soci.

Per info e iscrizioni rivolgersi a Teomar infocorsi@teomarfaenza.com o 3920407179. Termine iscrizioni 19 Marzo.

Teomar – via Ravegnana, 220.

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Tu, come me, ami ancora le parole ?

Domenica 13 marzo  2016  alle ore 18,00

L’ autrice sarà introdotta da:

Tania       Azzalin –  Assessore ai Servizi Sociali

Rosalba  Capato  –  Coordinatrice Culturale

Le letture saranno a cura dell’autrice, accompagnate dalla chitarra di Andrea Zanella

Lucia Boni, diplomata all’Istituto d’Arte “Dosso Dossi” e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dal 1982 svolge la sua attività presso il “Laboratorio delle Arti” del Comune di Ferrara. Oltre a pubblicazioni di suoi testi di poesia e prosa su antologie, raccolte, riviste di letteratura e cataloghi della Galleria del Carbone di Ferrara (per la quale collabora alla Direzione Artistica), Lucia Boni ha pubblicato la raccolta di poesie “Imbuti di Cristallo” (2009) e il racconto “Pensieri di cioccolato e menta” (2010).

L’iniziativa rientra nel progetto “Pagine sul Po”, rassegna letteraria curata, ormai da anni, dall’ Associazione Ca’ Cornera sulle tracce del caro amico scrittore Gian Antonio Cibotto.

Ingresso libero

Info: tel. 0426 325457- 348 7157940

Per cenare all’Osteria di Ca’ Cornera telefonare al 342 7518571

Ca’ Cornera Stazione di sosta nel delta del Po

località Ca’ Cornera 3 – PORTO VIRO

www.cacorneradeltapo.it

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Lo stomaco è un secondo cervello: non si ragiona solo con la mente

Pare che sia scientificamente dimostrato: ragioniamo non solo con la testa, ma anche con lo stomaco. Probabilmente lo pensavamo già, avevamo già l’impressione che le cose “di pancia” chi più, chi meno,  ci condizionino l’esistenza. Tra intestino e cervello esiste un collegamento strettissimo, primariamente per una ragione: nell’intestino si trova una rete nervosa molto complessa composta da oltre cento milioni di neuroni che gestiscono le attività intestinali e che si collegano al cervello tramite il sistema nervoso vegetativo.  Questa rete nervosa intestinale, per le sue dimensioni e per le sue modalità di funzionamento e stata più denominata “secondo cervello”.La notizia non è recente, ma riceve continue e ulteriori conferme. Ci interessa perché, se è dimostrato che ragioniamo anche con lo stomaco, allora diventa chiaro che quello che mangiamo ci condiziona nelle azioni, nei pensieri e nelle decisioni. La relazione tra i due cervelli è attiva in entrambe le direzioni. Sappiamo infatti quanto possano pesare lo stress e le emozioni negative sulla salute dello stomaco e dell’intestino. Il primo cervello può alterare il normale funzionamento del secondo, interferire con i suoi ritmi. Ma è vero anche il contrario. Pare che le connessioni che dal cervello enterico (il secondo cervello) vanno a quello centrale sono più numerose di quelle che fanno il viaggio inverso. Questo vuol dire che disordini intestinali possono produrre il loro effetto sul cervello centrale. Un esempio manifesto di questa interazione è rappresentato dal circolo vizioso per cui la persona stressata ricerca cibo ad alto contenuto di zuccheri e grassi come conforto verso l’iperattivazione del sistema dello stress e di quello del piacere. Le persone sottoposte ad uno stress cronico quindi tendono a incrementare compulsivamente la ricerca di cibi. E questa è una delle manifestazione dello stretto legame tra i due cervelli. Confermato allora che abbiamo un altro “organo” intelligente siamo più consapevoli di quanto è importante è la conoscenze e l’attenzione per quello che mangiamo.

Davide Biasco

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Ristorante Doria, tradizione campana appena al di là del confine polesano

7Anche in alto Polesine si può trovare una ristorazione che permette di mangiare il pesce fresco. Anzi appena un po’ più in là: nella vicina Lombardia che confina col Polesine. Si tratta del ristorante Doria che si trova appena all’ingresso della cittadina di Ostiglia (tel 0386 800521 – Via Brennero Est – chiuso lunedi a pranzo – www.hoteldoriaostiglia.it) , subito al di la del limitare della provincia di Rovigo. 6L’impatto può ingannare perché l’insegna “albergo ristorante Doria” può distrarre ed anche non invitare il degustatore interessato. Ma vale la pena di fermarsi e conoscere la famiglia Mascolo, di origini campane, che da lungo tempo  si occupa qui di ristorazione e dal 1993 gestisce questo ristorante con padre Sebastiano e figlio Francesco. 4La proposta è qui quella di una cucina dichiaratamente mediterranea, con condizionamenti locali e vicina alla sensibilità del posto. Tradotto in altre parole significa che qui, sebbene l’offerta sia differenziata anche per i piatti di carne, la preferenza dichiarata è per i piatti di pesce che arriva fresco almeno tre volte alla settimana. La tradizione campana si coglie nella modalità di prepararlo, ma anche nell’offerta dei primi tra i quali, per esempio, gli “scialatielli” fatti in casa con la semola di grano duro sono una proposta di sicuro interesse.5 Se si arriva per cena c’è anche la possibilità di fare la conoscenza della “stria” rossa: una calda e sottile focaccia a spicchi che viene servita di antipasto “per default” condita con solo pomodoro. Altra curiosa particolarità del locale è il “panuozzo”: una sorta panino di pizza ottenuto con un  doppio impasto che viene precotto, poi farcito a scelta e poi rimesso nel forno a legna per completare la preparazione. Si tratta quasi di due pizze in una perché, come svela Francesco che gestisce la sala, per un panuozzo si usa una pagnotta da addirittura 400 grammi, contro i consueti 180 circa impiegati per la preparazione dell’impasto per una normale pizza. 1Sì, perche il Doria è interessante anche per degustare la pizza napoletana verace e senza sofisticazioni dettate da mode o tendenze del momento. Francesco dichiara infatti provocatoriamente che farro e kamut qui sono messe al bando per preferire solo le farine tradizionali per la più tradizionale delle pizze. La Campania si coglie anche in alcuni ingredienti particolari: la bufala, i datterini, la salsa di pomodoro. Una pennellata di tradizione locale interpretata è invece costituita  nella proposta degli antipasti che prevedono un particolare gnocco fritto con gli affettati. O un’altra è rappresentata dall’abitudine locale di allungare il piatto degli agnolotti in brodo con qualche goccia di lambrusco. E’ proprio il caso di dire :”paesi che vai usanze che trovi”.La carta dei vini è intenzionalmente contenuta per preferire etichette di qualità anche se magari non altisonanti. Interessante e meritevole è la bottiglia di Lugana della cantina Otella sempre presente. La chiusura dei dessert prevede alcune proposte di casa come la charlotte . 3Accoglienza , semplicità, genuinità dei prodotti, attenzione ai piatti e prezzi contenuti sono probabilmente lo stile ristorativo da venire a conoscere in questo ristorante che merita di essere conosciuto.

Davide Biasco

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