Le osterie rappresentano i locali di un passato non troppo vicino che aveva tutta una serie di significati, valori e funzioni che venivano ben rappresentati nella figura del gestore del locale: l’oste. La sera del prossimo 12 maggio a Bellombra (www.slowfoodrovigo.it) la neo dottoressa Elisa Bellato illustrerà nell’ambito di un seminario organizzato presso Le Magnolie il suo lavoro di tesi che è stato quello di un progetto di recupero e valorizzazione dell’osteria “la Tona” che si trovava proprio a Papozze nei pressi di Adria. Con il titolo “Arte, benessere e storia nel Delta del Po” nell’ambito del Corso di Laurea in Decorazione-Interior Design presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia Santa Giulia la neo dottoressa ha ipotizzato un recupero dello stabile, ancora esistente, con una finalità che era la stessa di una volta magari rivisitata nell’ottica dei cambiamenti dei tempi, degli stili di vita e delle aspettative. L’etimologia del termine osteria deriva probabilmente dal latino “hospite” e sta a rappresentare il valore di riferimento di questo luogo che è appunto quello dell’ospitalità. Normalmente legati alle zone di passaggio e di commercio, le osterie, antesignane dei nostri ristoranti o alberghi, sorsero come punti di sosta e ristoro per poi evolvere in luoghi convenzionali incontro, di ritrovo e di relazioni sociali. La parte strutturale degli edifici, spesso poveri e dimessi, non risultava assumesse un importanza particolare per il successo del locale. Era fondamentale il luogo queste dove sorgevano e alla vita che vi si alimentava. Una garanzia dell’osteria era il fatto di trovarvi immancabilmente del vino. Era l’;elemento immancabile intorno al quale tutti gli altri ingredienti giravano, soprattutto e normalmente il cibo, le camere da letto e la prostituzione. Se già nel Trecento  Bologna  contava ben 150 osterie, a partire dal XV secolo questi locali divennero sempre più numerosi, punto di ritrovo di cittadini e intellettuali, fino a ricoprire un ruolo di aggregazione e dibattito molto importante nel tessuto sociale cittadino. Oggi probabilmente l’osteria esiste ancora se esiste l’oste, quella figura di anfitrione, che accoglie, offre ristoro ed ospitalità con un misto di gentilezza ed abilità commerciale. Molto spesso trattorie e ristoranti usano la qualifica di “osteria”, ma spesso questo attributo è improprio: è solo da dentro che si capisce e si coglie se di vera e propria osteria si tratti. I tempi sono comunque mutati e le opportunità di aggregazione e ritrovo, anche virtuale attraverso i social media, si sono di molto ampliate. Sarà interessante andare a scoprire i dettagli dell’antico locale di Papozze nella serata culturale della dott.ssa Bellato.