Il nome del fenomeno di cui stiamo per parlare è fuorviante se non addirittura ingannevole. Xylella fastidiosa sembra il nome di un curioso personaggio dei cartoni o magari un’eroina degli spettacoli per bambini. Invece questo nomignolo tra il simpatico ed il vezzeggiativo nasconde un’insidia di cui da poco si è cominciato ad avere consapevolezza. Qualcuno può averne visti gli effetti se si è trovato a percorrere le strade del Salento più meridionale, dalle parti di Gallipoli, in cui la vegetazione è costituita in modo importante da oliveti sia secolari che di impianto recente. Ebbene proprio questi alberi, per chi ha avuto la possibilità di vederli, sono apparsi rinsecchiti tutto o in parte. E questo pare sia l’effetto dell’aggressione di questo batterio che dall’ottobre dello scorso anno sta svolgendo un’azione devastante negli uliveti che per il momento sono solo quelli salentini. È originario del continente americano, rilevato anche in Francia e solo un’altra volta individuato in una serra di caffè in Italia. Da uno studio della Regione Lazio si apprende che è un batterio aerobico che si moltiplica nei vasi conduttori delle piante ospiti, causando alterazioni anche letali delle piante infette per l’occlusione dei vasi e il conseguente irregolare flusso linfatico dalle radici all’apparato aereo. In qualche modo, insomma, soffoca le piante impedendone i flussi linfatici. Anche se in Puglia il vettore che trasmette il batterio non risulta ancora individuato, normalmente sono gli insetti che, come le cicaline, succhiando la linfa di questi alberi favoriscono la diffusione dell’agente patogeno. Ad oggi risultano infettate circa novantaduemila piante di olivo nella zona a nord di Gallipoli. E la previsione è che, se continua il ritardo nell’individuare un rimedio, si prevede la perdita di un quarto di tutto il patrimonio dei nove milioni di olivi secolari e non  del territorio. Duplice è quindi la preoccupazione: da una parte l’economia agricola si vede danneggiata in modo grave nella produzione dell’oro verde che, tra l’altro, negli ultimi anni è stato pesantemente osteggiato dagli olii spagnoli o greci. D’altra parte, però, è l’aspetto paesaggistico che potrebbe essere gravemente ed irrimediabilmente compromesso. Se infatti nell’icona collettiva la Puglia è fatta di mare e sole, si da per scontato che ci siano gli ulivi perché ci sono sempre stati, ma se venissero a mancare che Puglia sarebbe? A dire il vero ci sono ricercatori che gettano acqua sul fuoco evitando di incolpare esclusivamente il batterio, considerando concause un’agricoltura non innovativa e la presenza di piante potenzialmente deboli perché secolari. La prospettiva è comunque inquietante ed attendiamo con fervida partecipazione che venga individuata una soluzione perché non succeda quello che è già successo con il punteruolo rosso che ha devastato la palme di mezza Italia.