C’è un sorvegliato speciale nel panorama dei vini a metodo classico. Siamo abituati ai Franciacorta ed anche ai Trento DOC, ma c’è qualcosa che si sta avvicinando progressivamente alla conoscenza diffusa del pubblico e che si prevede si ritaglierà uno spazio a sé stante ben identificato. Stiamo parlando dello spumante durello ottenuto con il metodo classico. Geograficamente la zona di produzione della durella, il vitigno con cui viene prodotto, è rappresentata dalle colline del monti Lessini tra Verona e Vicenza. Un consorzio apposito ne tutela la provenienza (www.montilessini.com), ma sono le caratteristiche organolettiche di questa specifica produzione che stanno destando un interesse particolare. Se sul territorio sono presenti circa una trentina di cantine che lo producono, tre si distinguono un modo particolare per la qualità del nettare prodotto ed una in particolare ha l’audacia di proporre e sostenere stimolanti sfide comparative. Stiamo parlando dell’Azienda Agricola Marcato di Roncà nella provincia di Verona (www.marcatovini.it) che questa settimana ha pensato di valorizzare il proprio spumante mediante un gioco comparativo tra Franciacorta, durello metodo classico ed una serie di Champagne rappresentativi di diversi modi di sentire d’oltralpe. Interessante, a momenti intrigante, appassionante e globalmente avvincente è stata la degustazione guidata da Nicola Frasson della guida del Gambero Rosso presso il Golf Club dei Colli Berici. Vitigno autoctono, pur non distinguendosi per un profumo particolarmente spiccato, la durella di contro presenta un alto grado di acidità che garantiscr un vino di lunga durata. I tre anni di base del Lessini DUrello Marcato 36 mesi hanno ben retto il confronto con i corrispondenti competitor scelti in questa fascia. Forse ancora di più Marcato AR 2006 che non ha mostrato alcun segno di cedimento pur con il suo decennio suonato di invecchiamento! Vino a volte scontroso, con doti di mascolinità, con una nota di amaro finale il durello metodo classico rivela un vino che non vuole essere “piacione”. Aspettiamo che se ne parli sempre di più ed andiamo a conoscerlo anche dai produttori.

Davide Biasco