Si diffonde progressivamente la passione, il piacere, la curiosità e l’impegno nel prepararsi in casa le proprie confetture e marmellate. L’esigenza fondamentale è il bisogno di poter degustare o di potersi nutrire con un alimento che possa essere considerato sufficientemente salubre sia dal punto di vista del tipo di  frutta contenuta che degli ingredienti in generale. Qualcuno si lamenta dell’eccessivo contenuto zuccherino e quindi calorico delle confetture. Qualcun altro lamenta una percentuale troppo spesso eccessivamente bassa in frutta effettivamente contenuta. Qualcun altro nutre dubbi sulla qualità della frutta effettivamente impiegata. E’ pur vero che normalmente più si paga e migliore è il cibo acquistato, ma a volte, soprattutto quando la produzione viene da qualche gigante industriale, allora il dubbio è lecito. Tanto più che la preparazione di queste marmellate (quelle prodotte con gli agrumi) o di confetture (quelle prodotte con tutti gli altri tipi di frutta) non è poi così complessa. Trovata la giusta formula nei rapporti tra il peso della frutta, quello dello zucchero e quello eventualmente del gelificante o della pectina a questo punto il gioco è fatto. I più esperti spaziano dalla confettura di biancospino, mele cotogne, castagne o marmellata di limoni, mentre quelli meno audaci mettono in barattolo confetture di pesche, pere, albicocche, prugne, ciliegie o fragole in relazione alla stagione o alla disponibilità di prodotto buono, magari anche rigorosamente biologico. I più attenti di cui sopra arrivano addirittura ad utilizzare un semplice rifrattometro domestico per controllare i gradi brix, cioè la quantità di zucchero nella confettura, che deve essere di almeno 60, per garantire una sufficiente sicurezza del prodotto. La pulizia della frutta a dei contenitori va parimenti altamente verificata pena la produzione di muffe od il proliferarsi di batteri. Qualcuno usa il trucco (la cui efficacia è però da verificare) del creare il vuoto capovolgendo il contenitore riempito e sigillato ancora caldo al fine impedire il “clic-clac”, indice di presenza di aria e quindi di pericolo di proliferazione batterica. Le spore che eventualmente si possono introdurre resistono infatti fino a 140 gradi per cui renderle inoffensive non è cosa semplice.  I produttori domestici più attenti sono arrivati ad impiegare anche la stevia, il dolcificante naturale a zero calorie che è sempre più disponibile anche presso la grande distribuzione organizzata e permette di dolcificare (attenzione perché arriva ad essere duecentovolte più dolce dello zucchero) senza intaccare minimante le proprietà organolettiche. Ben venga allora questo rilancio di confetture e marmellate “home made”!

Davide Biasco