L’espressione “erogatori di cibo”potrebbe essere associata a qualche forma di distributore automatico di snack e merende e magari potrebbe essere in tal senso un’attribuzione adeguata. In queste  poche righe l’intenzione è quella invece di denunciare una situazione che, a parere di chi scrive, risulta un po’ troppo diffusa per non meritare una specifica attenzione. Possiamo dare la colpa alla crisi, alla cronica indisponibilità economica, alla difficoltà di far quadrare i bilanci familiari o ai mutati costumi sociali. E’ tuttavia verificabile, senza dover andare tanto a cercare in giro, che la qualità della ristorazione tradizionale è troppo spesso molto bassa. Forse il fenomeno è più evidente nelle aree più affollate, come le località turistiche o le zone di alto afflusso, ma si tocca con mano troppo spesso ormai che in molte trattorie e ristoranti non si mangia bene. Differenzierei il problema su quattro aspetti: gli ingredienti, il tipo di piatti, la cucina ed il servizio. Metà del problema di quando la proposta ristorativa è scarsa sta probabilmente nella tipologia di materia prima utilizzata. Con un’affermazione “la carne è carne” ed “il pesce è pesce” si cela l’intenzione di voler far passare la qualità dei prodotti come aspetto secondario. Nella ristorazione che pecca in qualità degli ingredienti quello che governa la scelta è il prezzo di acquisto dei cibi utilizzati come materie prime. Se la preferenza è quella per il prodotto che costa di meno, probabilmente d’importazione da qualche posto estremo del pianeta, allora metà del problema è già sviscerato. Poi c’è la scelta dei piatti: le pietanze “jolly” che valgono per ogni stagione e per ogni palato sono quelle che anonime e neutre vanno incontro a delle preferenze diffuse facendo poca attenzione al territorio, ai suoi prodotti, alle sue consuetudini alimentari dimenticando tutto il contesto nel quale quel ristorante si colloca.  C’è poi la cucina, sulla quale spesso non sappiamo nulla soprattutto in termini di esperienza (a volte scarsa) e di competenza di chi si affaccenda sui fornelli. Ci sono cucine che sfruttando le proprietà ingannatorie del glutammato (il dado da cucina) riescono ad ottenere su i propri piatti dei giudizi soddisfatti che però hanno vita breve. Molto spesso l’attenzione al servizio è l’aspetto dove il ristoratore degli “erogatori di cibo” dedica maggiormente la sua attenzione perché tanto questa non ha costo e permette di compensare tutto quello che negli altri aspetti è mancato. Ecco allora che il cameriere “buttadentro” delle città turistiche può risultare particolarmente gradito o la gentilezza spontanea di una cameriera al tavolo può rendere più piacevole un piatto che dalla cucina era invece uscito anonimo o poco convincente. Se l’analisi è corretta bisognerà correre ai ripari ed il consumatore potrà fare la sua parte per combattere il diffondersi di questi “erogatori di cibo”.

Davide Biasco