Alla fine del mese di Agosto, accantonato per i più il periodo delle ferie, ci consoliamo con qualche dolcezza naturale. Una di quelle di stagione, che a contenuto zuccherino non scherza, è il fico. In questi giorni avviene la maturazione, in certi casi cominciata già a luglio, dei fichi normali che si distinguono dai fioroni che, invece, maturano a maggio ed hanno la caratteristica di essere in genere più grossi e meno dolci. È a spesso una pianta spontanea o selvatica che può raggiungere la ragguardevole altezza di otto metri di altezza. Ci capita di trovarla selvatica lungo i cigli stradali, dei corsi d’acqua ed è singolare come punteggi le varie zone anche impervie delle rive del lago di Garda. Questo frutto è tanto dolce quanto è evidentemente il suo contenuto calorico. Al commercio non sono neanche economici perché molto delicati tendono a deteriorarsi velocemente rendendo difficoltoso il trasporto e la conservazione. È cosi che, quasi come il formaggio per il latte, si è trovata una forma di poterli conservare e degustare in un modo particolare indipendentemente dalla stagione, cioè come frutta secca. Ne esistono circa centocinquanta varietà anche se quelli più diffusi e consumanti sono quello  nero, piuttosto asciutto e zuccherino e quello verde, succoso e dalla buccia sottile. Dal punto di vista nutrizionale , al di là dell’alta componente zuccherina (che quadruplica con i fichi secchi!), contengono buoni livelli di potassio, importante per aiutare a regolare la pressione sanguigna, contengono inoltre calcio, magnesio, ferro, rame e manganese. I fichi sono una buona fonte di fibra alimentare e come altri cibi ricchi di fibre, possono essere utili in un programma di gestione del peso. La curiosità è che quello che noi vediamo e consideriamo come frutto è in realtà un ricettacolo della pianta contenente al suo interno dei granellini che rappresentano i veri frutti e propri. In questi giorni, in cui il frutto matura, lo si consuma più frequentemente al naturale e viene usato per la preparazione di confetture e composte che vanno gustosamente a  guarnire deliziose crostate. Si presta bene per essere aggiunto alle macedonie ed ai dolci. Ha una buona disponibilità a farsi degustare sotto forma di antipasto con prosciutto, magari San Daniele perché particolarmente dolce, oppure con il salame. Sarebbe una combinazione davvero speciale se per caso dovessimo trovare nelle campagne Polesane qualche forma di fico autoctono: ne verrebbe fuori un connubbio particolarmente interessante tra salame Polesano e fico locale. Nell’attesa di scoprire qualcosa del genere, come è successo per il figo moroFigo Longhet del trevigiano,  lo possiamo anche degustare come gelato nelle gelaterie artigianali più ricercate.

Davide Biasco