Il Polesine, area corrispondente alla provincia di Rovigo, è una terra ricca di storia e di lunga tradizione
agricola ed è abitata da un popolo di grandi lavoratori, tenaci e instacabili.1
Geologicamente il Polesine odierno è la terra più giovane del nostro Paese con i suoi circa 500 anni di vita,
ed è caratterizzata da condizioni climatiche e morfologiche spesso difficili, che però non spaventano la gente
che vi vive, persone semplici, normalissime che al contempo sanno essere “eroi senza paura”.
Perché, diciamocelo, vivere sotto il costante pericolo di inondazioni e il perenne ricordo delle stesse, non è
cosa per tutti. Le ultime più devastanti, quella del 1951 e quella del 1966, hanno inevitabilmente creato un
2flusso migratorio di 160.000 persone su poco più del doppio degli abitanti. Ad oggi questo flusso è cessato,
ma la popolazione continua a diminuire, presumibilmente a causa del calo demografico che investe da
qualche tempo tutta la nazione, ma sarà anche perché il Polesine è un posto dove devi nascerci per restarci.
Ho avuto modo di visitare questa terra nel giugno di quest’anno, in concomitanza col picco di caldo di quel
mese, viaggiando con temperature proibitive per muoversi con una vecchia Ford Taunus del ‘73, tra paludi
e ponti di barche, e non immaginavo ancora che la ricompensa e la sorpresa più grandi sarebbero state il
conoscere delle persone così ben disposte ed accoglienti da farti rimpiangere la partenza e aver già voglia di3
tornare. Loro, i nativi del Polesine, sono i miei supereroi.
Tra le diverse cose che ho appreso sullo stile di vita e la storia di quei luoghi che mi è stata raccontata, vi
4parlerò di quello che ho vissuto in prima persona e documentato. Un’ esperienza semplice e così intensa da
togliere il fiato in ogni istante, un’ esperienza sempre diversa, sempre nuova, sempre vera e genuina, pura:
la raccolta delle vongole.
Ogni mattina, che ci sia freddo, che ci sia nebbia, che ci sia pioggia, o che ci sia mare mosso o meno, che ci
sia, insomma, qualsivoglia condizione climatica o ambientale, alle quattro del mattino ci si sveglia e si esce
in barca per recarsi all’”orto” (ovvero la porzione di mare adibita alla coltivazione dei molluschi) che verrà
aperto all’interno del comprensorio di pesca. Orto che si trova nella Sacca di Scardovari, un’area di 12 ettari di
mare data in gestione ad un consorzio di 13 cooperative che conta oltre 1500 pescatori.
Io ero con gli amici della Cooperativa di Santa Giulia, e ho documentato con le mie foto una loro uscita
quotidiana per la raccolta delle vongole, nelle vari fasi in cui essa si divide. I visi dei pescatori intenti nel
proprio lavoro ci portano lì con loro, con la fatica e il carattere che li rende lavoratori indefessi, i sorrisi delle
donne rendono l’idea di quel loro affrontare la fatica con serenità, che non è rassegnazione o condanna, ma
volontà di essere parte di quel sistema, della loro terra, di essere gente del Polesine.
I colori delle foto sono caldi, il sole che sorge sul mare, sulle barche, sui loro gesti antichi e faticosi, ma fatti
e tramandati col volto sereno, rendono bene l’idea che quella pesca non è solo, lavoro, mestiere, fatica, ma
identità5
Ed in cambio della possibilità di fare questa bellissima esperienza che mi hanno dato, ho cercato di
raccontare al meglio quella terra e la tenacia della sua gente con questa testimonianza fotografica che non
necessita di ulteriori parole per presentarla e descriverla, ma solo di un enorme ringraziamento a tutti loro.
M.N.