“Invito subdolo, comunicazione non verbale, arte della persuasione, navigata esperienza abilmente dissimulata”: questi potrebbero essere dei titoli da scegliere per attribuire una didascalia alla foto allegata. Il motivo è presto detto. Immaginiamoci di essere a pranzo in un ristorante, magari da soli. Abbiamo appena completato di degustare un secondo e siamo serenamente convinti di aver cosi concluso il pasto. E magari alla fine siamo stati un po’ distratti da una telefonata che è arrivata a fine pasto o, come facilmente accade, da una interazione con il fedele smartphone che ci accompagna normalmente in tutti i momenti della giornata. Improvvisamente alzando la testa scopriamo che “qualcuno” ha “dimenticato” un ricco carrello dei dolci del dessert, abbondantemente provvisto, proprio attaccato al nostro tavolo. Ma proprio attaccato attaccato! Noi siamo sereni perché non l’avevamo ordinato. Anzi, avevamo già intimamente deciso che il nostro pranzo soddisfacente si poteva concludere cosi, al limite con un caffè. Ma ecco che il distratto “conduttore di carrelli dei dolci”, probabilmente richiamato all’improvviso in cucina o da un altro tavolo mentre transitava a noi vicino, avrà pensato di “parcheggiarcelo” vicino pensando di non fare danni o comunque di non disturbare. Però qui il dubbio sorge lecito: forse il ristoratore aveva già intuito che il nostro pranzo era completo ed ha voluto maliziosamente tentarci in modo silenzioso? Ecco perché il titolo “invito subdolo” potrebbe essere una didascalia adeguata alla foto. Altrimenti lo stesso ristoratore, vedendo la nostra sazietà e non fidandosi delle sue capacità di presentazione dei dolci avrà forse preferito far parlare i dolci direttamente? Forse che dietro quel conducente di carrelli del dessert si celasse in realtà un sottile esperto di pnl che sa individuare i clienti che usano un approccio visivo e parla loro con il loro specifico linguaggio: la vista? Possibile che quel carrello sia finito lì proprio per caso ed involontariamente abbia innescato in noi un grave conflitto interno tra le due decisioni contrastanti di aver già finito il pasto e quella di riuscire comunque a trovare un posticino per almeno una di quelle delizie? Pur fidandomi dell’onestà del ristoratore io ho deciso che nel mio caso era palese che si trattasse di un vero e proprio attacco strategico da oste navigato. Rassegnato ho maturato la convizione che anche il ristorante può essere scenario gradevoli offensive da dover fronteggiare.

Davide Biasco