Seguendo un trend sempre più inteso di riscoperta e valorizzazione di piatti, prodotti e tradizioni locali, si ha la possibilità di scoprire anche le specialità magari meno sfarzose o spettacolari dal punto di vista dei sapori, ma che hanno per contro un’ importante storia alle spalle. Uno di questi prodotti tipici è la pinza alla munara. Si tratta di un prodotto di panificazione proveniente dalla tradizione povera che si caratterizza per la sua rusticità e per la tipologia di lavorazione che lo caratterizza. Una delle tesi diffusa origina la nascita di questo prodotto all’epoca dell’economia dei mulini sul Po che fino ai primi del novecento erano numerosi ed avevano lo scopo di macinare i cerali prodotti nelle campagne circostanti. Questi mulini erano attraccati, ma non affiancati alla riva, addirittura quasi un centinaio di metri dalla sponda e si potevano spostare galleggiando sul fiume per cogliere i punti di maggior potenza della corrente del grande Fiume. Succedeva così che in alcuni mesi dell’anno, soprattutto in novembre, a causa delle piene ricorrenti del Fiume, il mulino risultava troppo distante dalle rive per cui il mugnaio, che lo presidiava continuamente,  e già non faceva una vita facile, addirittura non poteva più rientrare a casa e restava isolato sul mulino per l’itero decorso dell’ondata della piena. Pare che accadde così che, durante una di queste piene, un mugnaio, che qualcuno sostiene avesse origini di Stienta, sperimentò una sorta di prodotto utilizzando la farina della lavorazione dei cereali, che impastò con l’olio del lumino che ardeva davanti a Sant’Antonio Abate,  e ripiegò ripetutamente per poi metterla a cuocere. La versione che i due panifici di Stienta attualmente producono rimane rigorosamente senza lievito, con strutto ed ipotizzo che sia cotta in un forno elettrico e non più sulle ceneri.  I due laboratori però sono gli unici a garantire la fornitura settimanale di questo prodotto alimentare polesano in modo continuativo. Può capitare di trovarlo anche nei ristoranti che portano avanti la tradizione, ma non sono numerosi. Ho scoperto che recentemente un amico veronese, appassionato di cibi e tradizioni, si è recato appositamente nella cittadina sulle rive del Po per acquistare la versione attualmente più autentica tra quelli disponibili di questo tipo di prodotto. A questo punto mi è venuto un dubbio: siamo sicuri che questo prodotto, testimone della tradizione locale, sia più conosciuto dai Polesani che dai Veronesi?

Davide Biasco