In quanti alimenti è presente l’uovo come ingrediente fondamentale per la preparazione? Ben lo sanno tutti quelli che hanno a che fare con il contenimento del colesterolo di cui è ricco il tuorlo. Anche se esiste in dimensione notevole l’importazione di uova e ovoprodotti da altri stati europei, siamo tranquillizzati dalla notizia che normalmente le uova fresche che troviamo in commercio sono di provenienza italiana, per cui non abbiamo motivi di insicurezza o dubbi sulla qualità del prodotto. Al limite possiamo dire di non sapere poco o nulla di quelle impiegati per la produzione di pasta all’uovo, biscotti, dolci, produzioni industriali e persino dentro tramezzini, pasta fresca e altri prodotti di bar e ristoranti che usano uova pastorizzate. Dal 2004 la normativa europea prevede una etichettatura, mediante un timbro apposto su ogni singolo uovo in guscio che indica la modalità di produzione (3 in gabbia, 2 a terra, 1 all’aperto, 0 biologiche), il paese di origine (IT per l’Italia) e persino comune e codice dello stabilimento. Può essere così in esercizio curioso andare a leggere cosa abbiamo in frigorifero in questo momento: uova di galline razzolanti all’aperto o allevate in gabbie? Alimentate con alimenti biologici o meno? Magari lo immaginiamo per il fatto di averle acquistate in un dato negozio o per aver scelto quelle più costose. Anche sulle scatole è obbligatorio precisare a chiare lettere la modalità di allevamento. Ed anche la lettura delle confezioni può essere un interessante esercizio da fare la prossima volta che si va a fare la spesa. In tutto questo però c’è una anomalia: in caso di alimenti prodotti con uova o ingredienti derivati dalle uova, come per esempio, l’albume, tutta questa trasparenza si perde e si annega nelle nebbie della più assoluta disinformazione. In altre parole, nel caso di prodotti alimentari come brioche, biscotti o tramezzini industriali, che hanno come componente principale le uova, proprio per questi non è necessaria nessuna indicazione che permetta di identificarne la provenienza. C’è da allarmarsi? Magari no. C’è da imparare a distinguere nel prodotto fresco e nel fare attenzione a quello che contiene l’uovo come ingrediente perché lì la faccenda è meno chiara.

Davide Biasco