Spendiamo due parole per valorizzare e rendere il giusto riconoscimento ad un progetto di sperimentazione  transnazionale Mediterranea che ha organizzato un cooking show presso il nuovo salone del grano della Camera di Commercio di Rovigo. Nell’ambito del Festival della dieta Mediterranea organizzato dal GAL Adige ha avuto luogo una sorta di competizione che aveva come tema la declinazione dei prodotti locali nelle culture mediterranee non Italiane. La sfida è stata colta da una delegazione di cuochi mediterranei isolani: dalla la Sardegna e da Malta. Questi si sono cimentati con una sperimentazione di piatti della loro cucina condizionati dall’impiego di prodotti della terra Polesani .  E’ successo così che una ventresca di tonno sardo si è spostata in modo cromaticamente spettacolare con una cipolla rossa locale e le mele dell’azienda agricola Galassa di Gavello. Un risotto con riso del delta IGP  preparato su una base di porri di Lusia ha incontrato i sapori di un tartufo di Norcia, un formaggio di capra e dei funghi porcini.  Una faraona nostrana a lenta cottura sotto vuoto è stata sposata con un salsa di verdure e localissimo vino clinto ed una polenta di mais bianco perla. Infine le mele hanno costituito il completamento di questo menu mediterraneo con contaminazioni polesane perché un dolce di mele e miele è stato presentato accompagnato da una mousse di mele, una crema di mele ed una fettina di mela caramellata . Ha vinto il primo premio il piatto con la preparazione della faraona sotto il coordinamento dell’attento chef Andrea Focarini, ma tutte le proposte  sono stati di un livello di tutto rispetto. E’ stato quindi quasi un divertimento che ha inteso sposare altre culture ed altre tradizioni ai prodotti tipici nostrani. Sempre più appare fondamentale che per la crescita e la valorizzazione del territorio i suoi abitanti siano consapevolmente competenti dei propri prodotti, li sappiano valorizzare ed apprezzare. Ben venga la campagna di questi giorni che dai manifesti stradali invita ad usare la giusta testa in cucina, facendo ambiguamente riferimento in modo divertente alla testa di aglio bianco polesano. Ma quanti di noi lo scelgono specificatamente, lo usano in cucina e lo sanno distinguere? Noi del territorio per primi abbiamo il dovere morale di capire, renderci conto e testimoniare adeguatamente almeno tutto quello che apprezziamo.

Davide Biasco