Esiste un dolcificante naturale che non abbia tutte le controindicazioni di quelli di sintesi e che non abbia conseguenze dal punto di vista calorico? La risposta è sì: la stevia. Vale la pena di soffermarci un attimo sulla conoscenza di questa pianta dell’America latina perché potrebbe essere una nuova via alla dolcezza. E’ originaria delle foreste tra Brasile e Paraguay. Si legge che gli indios Guaranì la chiamavano erba dolce e ancora oggi la si adopera per addolcire il matè che è l’infuso più bevuto in quelle zone. Molto diffusa anche in Giappone, da noi la si trova al supermercato tra i prodotti dolcificanti alternativi allo zucchero, ma non è sufficientemente valorizzata l’importanza di questo prodotto e di quello che rappresenta. Si può trovare sotto forma di fogliette che sono, a parità di peso, dalle 20 alle 30 volte più addolcenti dello zucchero. Ma si può trovare anche sotto forma di prodotto macinato e raffinato arrivando a poteri di addolcimento tra le 200 e le 300 volte più dello zucchero raffinato a parità di peso. In questa stagione, di pesche e fichi in modo particolare, questo dolcificante ben si presta alla preparazione delle confetture casalinghe a caloria zero, se non si considera il fruttosio naturale contenuto nella frutta. Una curiosa particolarità di questa pianta, tra l’altro è che ben si adatta alla coltivazione alle nostre latitudini e c’è qualcuno che già la coltiva a dimostrazione dell’adattabilità della stessa ai nostri climi ed alla nostra terra. Il prodotto è rimasto per  lungo tempo sconosciuto perché accusato ingiustamente di essere causa di tumori. Nel 2004 però un gruppo di ricercatori belgi ha organizzato un simposio internazionale sulla sicurezza dello stevioside, costituente chimico principale, responsabile della dolcezza della pianta, ed è stata accertata la sua non cancerogenicità. Studi sperimentali recenti hanno dimostrato inoltre che lo stevioside, non provoca fermentazione, non favorisce la carie, stimola la secrezione di insulina (agendo direttamente sulle cellule beta del pancreas), ha azione antipertensiva, lenitiva per il bruciore gastrico, antifungina. La conferma della non cancerogenicità attuale del prodotto è dimostrata anche dal fatto che adesso è liberamente disponibile al commercio. E’ lecito ipotizzare che ci possa essere stato qualche tipo di boicottaggio di questa pianta da parte di gruppi di potere che hanno tutto l’interesse a non mettere in discussione lo zucchero prodotto dalla barbabietola, visto che l’Europa ne è un importante produttore. Fatto sta che adesso è disponibile ed andrebbe sperimentato con impegno per misurarne l’effetto su tutte le ricette di pasticceria tradizionale e non solo! Questa volta un’ottima notizia per i golosi che possono vedere aprirsi orizzonti di felicità del palato senza sensi di colpa da bilancia.

Davide Biasco