E se la causa di vari  nostri problemi alimentari fosse da imputare al grano moderno? Questa è la teoria che Wiliams Davis, cardiologo americano,  vuole sostenere con la sua pubblicazione “Dieta a grano zero” recentemente pubblicata da Mondadori. La teoria che il medico vuole sostenere è la seguente. Negli ultimi decenni l’agricoltura ha puntato sulla coltivazione di grano che migliorasse la resa e la resistenza alle varie forme di malattie e parassiti che potenzialmente possono ridurre i raccolti. Gli incroci e le ibridazioni da cui derivano i grani che in questi giorni vengono mietuti in tutte le nostre campagne, però, secondo l’americano mal vengono sopportati dai nostri apparati digerenti. Se le farine che vengono prodotte permettono  o agevolano al produzione di pane e paste particolarmente graditi, di lunga durata, morbidi, croccanti, friabili e con tutte le migliori caratteristiche attese per la loro lavorazione, tuttavia queste proprietà hanno un costo in termini di digeribilità. E’ come se l’organismo umano sviluppasse delle forme di reazione che, sempre secondo il medico americano, possono spaziare da forme patologiche di disturbi vari all’apparato digerente a più innocui malesseri, mancanza di energia, stanchezza e soprattutto, sovrappeso. Questo è forse, infatti, l’argomento che più fa presa di questa teoria: l’affermazione che la “pancia da grano” come la chiama il dott. Davis, sia la più evidente sgradita conseguenza di tale abitudine alimentare nociva. La causa viene fatta risalire alla dannosità del glutine contenuto in modo importante nel grano e nell’alternanza dei picchi glicemici che i prodotti della farina inducono nel nostro organismo. L’ipotesi è sicuramente allarmante. Viene supportata con la presentazione di casi e di situazioni per i quali il riscontro scientifico è tuttavia tutto da verificare. Tanto più che, come sostiene nel suo libro, il grano ed i suoi derivati, compresi i meno nocivi, ma pur sempre dannosi kamut e farro, anche nelle versioni integrali più spinte, sono praticamente dappertutto. L’autore si scaglia in modo importante contro i prodotti per la colazione che giudica tanto gradevoli quanto dannosi. Una teoria del genere nel paese che ha inventato la dieta mediterranea lascia diffidenti e perplessi. Quanto ci sarà di vero? Quanto è un’azione nell’ambito di una campagna strutturata contro le grandi aziende industriali dell’alimentazione? Certo pensare di eliminare la pasta in tutte le sue forme dai nostri menu, la varie forme di pane o dolci fa aumentare ancora di più la diffidenza. La teoria è forse troppo radicale, ma una riflessione su quanto e cosa consumiamo diventa a questo punto d’obbligo.

Davide Biasco