E’ l’ultimissima scoperta in tema di diete e regimi alimentari: la zona alcalina. Berry Sears è stato il biochimico americano  che ha sviluppato qualche anno fa un regime alimentare prediletto dagli sportivi che puntava alla perdita di peso ed al benessere fisico in generale. La regola di Sears era ed è semplice anche se non agevole da osservare nel tempo: ognuno dei cinque pasti o spuntini quotidiani, pur differenziato per quantità, tipo di persona ed attività svolta, è sempre bilanciato in termini di carboidrati, proteine e grassi. La formula 40-30-30 sta appunto a rappresentare la composizione di ogni piatto fatta al 40% di carboidrati (pasta, pane, vino, frtta, dolci, etc), 30% proteine (carne, pesce, formaggio, salumi, etc.) e 30% di grassi (olio di oliva, frutta secca, etc.). la novità degli ultimi tempi è che un altro regime alimentare recente, la dieta alcalina, ha visti riconosciuti alcuni principi importanti per cui ha contaminato la dieta a zona rendendo la stessa per cosi dire “alcalinizzata”. La dieta alcalina è una forma di regime alimentare integralista che parte dal presupposto di selezionare i cibi che abbiano un effetto non acido per il nostro apparato digerente. Andando ad approfondire si scopre che quasi tutti i cibi producono acidi una volta ingeriti, a parte, e questa è la novità le verdure verdi. Questo tipo di verdure, infatti, ha un potere alcalinizzante, abbassano cioè l’acidità nelle fasi digestive producendo una serie di effetti positivi che vanno dall’ottenere maggiore energia alla maggiore capacità di concentrazione. La contaminazione della dieta alcalina sulla dieta a zona ha prodotto la zona verde. Si tratta di un nuovo regime alimentare che predilige in modo spiccato le verdure verdi a qualsiasi tipi di alimento ed arriva a sostenere l’importanza delle proteine verdi prodotte con la soia. La moda alimentare di questo momento, quindi, rivalorizza la soia in modo importante insieme con le verdure verdi. Ne riconosce un alto valore proteico (fino al 35% di proteine e al 18% di grassi, contro, rispettivamente, il 20% (proteine) e il 2% (grassi) di fagioli, ceci e lenticchie)  ma anche di lipidi, potendo  sostituire alimenti come il formaggio o l’olio. Ultima curiosità è prodotta dal fatto che la farina di soia si può usare come le normali farine in cucina per la preparazione di pasta, biscotti, dolci e pane con la differenza che non contiene glutine quindi può essere una valida alternativa non solo per i celiaci ma anche per tutti quelli che hanno cominciato a guardare con sospetto i derivati del grano.

Davide Biasco