Spendiamo due parole per illustrare il significato della chiocciola che Slow Food associa ad alcuni ristoranti e trattorie. Si tratta di un simbolo utilizzano per valorizzarne alcune caratteristiche che fanno spiccare questi locali nel territorio nel quale operano e che testimoniano. Nel Polesine i ristoranti che si possono ad oggi fregiare di questo tipo di riconoscimento sono tre: andando da ovest ad est si tratta de “il Ponte” di Lusia, “le Rose” di Bellombra ed “arcadia” di Santa Giulia di Porto Tolle. Perché questi locali hanno questa identificazione? Citiamo Eugenio Signoroni che è responsabile della guida Osterie d’Italia 2016, il sussidiario del mangiar bene all’italiana. Eugenio associa il simbolo della chiocciola riferita ai ristoranti come l’identificazione “dove oltre a mangiare bene si sta bene. Dove l’esperienza della tavola risulta piacevole in ogni suo aspetto e dove davvero si può cogliere il territorio che si ha intorno.” E’ una opportunità di “assaggiare direttamente il contesto, la cultura, la biodiversità, il paesaggio, in luogo in cui ci si trova con un’indimenticabile esperienza multisensoriale”. I collaboratori della guida, tra cui chi scrive, hanno l’obiettivo di individuare luoghi “ per far capire ,nel tempo di un pasto, esattamente dove ci si trova e non soltanto dal punto di vista gastronomico”. Quanto è infatti bello scoprire un nuovo territorio facendosi guidare nella degustazione dagli “osti” che ne sono gli ambasciatori per il palato e per lo stomaco? Quanta può essere la piacevole sorpresa nello scoprire un piatto, un ingredienti, un prodotto alimentare che è del territorio e che il territorio identifica come proprio? Se è vero, come ormai sembra riconosciuto scientificamente, che abbiamo due cervelli ed uno è nello stomaco, allora tocca dar maggior attenzione a quello che il secondo cervello ci invita a scoprire.

Davide Biasco