Pare che sia scientificamente dimostrato: ragioniamo non solo con la testa, ma anche con lo stomaco. Probabilmente lo pensavamo già, avevamo già l’impressione che le cose “di pancia” chi più, chi meno,  ci condizionino l’esistenza. Tra intestino e cervello esiste un collegamento strettissimo, primariamente per una ragione: nell’intestino si trova una rete nervosa molto complessa composta da oltre cento milioni di neuroni che gestiscono le attività intestinali e che si collegano al cervello tramite il sistema nervoso vegetativo.  Questa rete nervosa intestinale, per le sue dimensioni e per le sue modalità di funzionamento e stata più denominata “secondo cervello”.La notizia non è recente, ma riceve continue e ulteriori conferme. Ci interessa perché, se è dimostrato che ragioniamo anche con lo stomaco, allora diventa chiaro che quello che mangiamo ci condiziona nelle azioni, nei pensieri e nelle decisioni. La relazione tra i due cervelli è attiva in entrambe le direzioni. Sappiamo infatti quanto possano pesare lo stress e le emozioni negative sulla salute dello stomaco e dell’intestino. Il primo cervello può alterare il normale funzionamento del secondo, interferire con i suoi ritmi. Ma è vero anche il contrario. Pare che le connessioni che dal cervello enterico (il secondo cervello) vanno a quello centrale sono più numerose di quelle che fanno il viaggio inverso. Questo vuol dire che disordini intestinali possono produrre il loro effetto sul cervello centrale. Un esempio manifesto di questa interazione è rappresentato dal circolo vizioso per cui la persona stressata ricerca cibo ad alto contenuto di zuccheri e grassi come conforto verso l’iperattivazione del sistema dello stress e di quello del piacere. Le persone sottoposte ad uno stress cronico quindi tendono a incrementare compulsivamente la ricerca di cibi. E questa è una delle manifestazione dello stretto legame tra i due cervelli. Confermato allora che abbiamo un altro “organo” intelligente siamo più consapevoli di quanto è importante è la conoscenze e l’attenzione per quello che mangiamo.

Davide Biasco