È interessante riprendere una notizia apparsa nei giorni scorsi sulla stampa nazionale relativa alla penisola di Sorrento. L’interessere per la news che stiamo per riportare è determinata dal fatto che si pone come una suggestiva proposta di promozione e sviluppo del territorio con la quale può essere utile confrontarsi. La notizia è questa: sei amministrazioni provinciali della penisola Sorrentina hanno definito un protocollo, una sorta di codice deontologico, da rispettarsi da parte di tutti gli attori pubblici ed economici del territorio per agevolare e migliorare lo sviluppo dello stesso. “Io che vivo il territorio, con il mio comportamento aiuto lo sviluppo” è lo slogan a cui hanno aderito moltissimi  operatori del territorio. Una sorta di promozione dal basso fatta di piccole azioni quotidiane, microinterventi che nulla hanno a che vedere con i classici Piani di sviluppo. A questa idea è associato un logo ed un marchio chiamato “penisola Sorrentina”. In questo modo i ristoratori, gli agricoltori, gli operatori turistici, le amministrazioni che sosterranno in modo visibile questo protocollo morale di sviluppo potranno utilizzare il logo e fregiarsi del relativo riconoscimento. Su tutto vigila un ente di certificazione che ha lo scopo di verificare il livello di effettiva applicazione e rispetto delle regole accettate. Fin qui la notizia. E se un esempio di questo tipo fosse mutuabile dal nostro territorio? Se un gruppo illuminato di amministrazioni comunali del territorio Polesano si mettesse insieme per definire un protocollo morale di sviluppo per definire un logo per esempio dal titolo “Polesine e delta del Po”? Agricoltori, ristoratori, baristi, operatori balneari, produttori del territorio, promotori turistici ed associazioni avrebbero un riferimento con il quale confrontarsi, decidere di condividere ed eventualmente di sostenere per creare un network di relazioni per un’azione coordinata e diffusa di conoscenza, divulgazione e sostegno di tutte le iniziative locali. Potremmo chiedere di certificare il protocollo al CSQA, un ente di Certificazione della regione Veneto che sulla vigilanza sui prodotti alimentari è diventato un riferimento di eccellenza. Si punterebbe a microinvestimenti per far conoscere il territorio, i suoi prodotti, i suoi produttori in una logica di promozione e diffusione di nomi, territorio e contenuti. Avrebbero priorità, come nel progetto Campano, interventi che a parità di risorse fossero maggiormente orientati alla salvaguardia del territorio, alla sua valorizzazione, alla diffusione della sua conoscenza, allo sviluppo dei sistemi produttivi e dei prodotti derivanti da esperienze già dimostrate vincenti. È solo uno spunto di riflessione, ma la novità delle microazioni sostenute in modo capillare da una miriade di attori del territorio è un’idea che merita un’attenzione adeguata.

Davide Biasco