Lunedì sera alla Vangadizza di Badia Polesine è successo qualcosa di unico e singolare. Un gruppo di badiesi appassionati di cultura enogastronomica e convinti amanti del loro territorio, il medio ed alto Polesine, hanno trovato un modo singolare di “gridare” l’importanza dei prodotti del territorio.  Hanno quindi organizzato con un lavoro impegnato ed attento un seminario dal titolo “I sapori dell’alto Polesine in bacheca – . una nuova via del gusto tra Adige e Po” ed hanno chiamato a parlare alcuni testimoni del territorio: Paolo Giolo di Slow Food Rovigo, il dott. Fabio Ortolan per alcuni  cenni di storia dei prodotti ed alcuni produttori speciali individuati in Renato Giolo di Lusia, Paolo Bertasi di Stienta e Vittorio Comini di Giacciano. Hanno parlato del buon mangiare e bene, dell’unicità della pinza alla munara, dei vitigni locali e della nascita dei radicchi veneti. Ma si è trattato di un seminario in cui si è passati dalle parole ai fatti ed infatti le centinaia di persone intervenute hanno potuto godersi il chiostro dell’Abbazia degustando piatti e prodotti tipici preparati con abilità dalla Pro loco di Ceneselli e Melara, dal Ristorante La Locanda e dall’azienda agrituristica Valgrande. L’eccezionalità dell’evento  è determinata dal fatto che il tutto, pur sotto l’egida ed il patrocinio di Slow Food Rovigo, è nata dalla libera iniziativa di un gruppo di amici appassionati badiesi che si sono visti come dei “condottieri” in una missione di promozione dei prodotti del territorio nei confronti di chi il territorio lo abita. Eccezionale perché non è stata un’iniziativa organizzata dalle istituzioni, anche se il Comune di badia ha dato il patrocinio: si è trattato di un importante e lungo lavoro di preparazione di chi queste cose non le fa per mestiere, ma ha sviluppato una forte passione ed un deciso bisogno di “gridare” che il Polesine ha i suoi gioielli. Una felice metafora del convengo è quella di Paolo Giolo: il paniere dei  prodotti caratteristici del Polesine sono come un profumato tartufo ci sono, ma sono sotterrati per cui per scoprirli bisogna scavare nel territorio. E chi è intervento ha avuto di che bearsi: salami da taglio, zia e gentile, birra artigianale, vini da bacche autoctone, biscotti ai semi di zucca, puazza, pinza alla munara, anatra con polenta, tortelli di zucca, bigul al torch, risotto di rane: tutto rigorosamente dal territorio circostante e tutto secondo la preparazione della tradizione locale.

Davide Biasco