Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza con proprietà tossiche con la quale probabilmente potremmo entrare in contatto quotidianamente. L’EFSA, l’ente europeo per la sicurezza dei cibi, si è posto la domanda su quanto possa essere rischioso. La risposta è per il momento non allarmante, nel senso che non ci sono evidenze per poterlo ritenere tale nelle condizioni in cui attualmente i consumatori possono entrarne a contatto. Vediamone comunque i dettagli. Il BPA è un composto chimico usato nella produzione di materiali a contatto con gli alimenti come la plastica per stoviglie riutilizzabili e i rivestimenti interni, in genere protettivi, per lattine. In pratica è un additivo che viene utilizzato per fare in modo che i contenitori per i cibi abbiamo quelle caratteristiche che ci servono in termini di impermeabilità e resistenza.  Il BPA è inoltre ampiamente usato nella carta “termica” solitamente utilizzata per scontrini e ricevute fiscali. Quindi probabilmente entriamo in  contatto con questa sostanza molto spesso quanto facciamo un acquisto qualsiasi, dal pane all’abbigliamento agli elettrodomestici. Il problema nasce dal fatto che i residui di BPA possono migrare negli alimenti e nelle bevande ed essere ingeriti dai consumatori. Quindi la sostanza può passare dai contenitori ai quali è applicato ai cibi ivi contenuti, e quindi ingerito.  Questa sostanza chimica è impiegata però anche per la fabbricazione della carta termica, di alcuni tipi di cosmetici, anche in polvere, e come tale può essere assorbito attraverso la cute e per inalazione. L’esposizione è quindi potenzialmente importante e diffusa per cui la risposta alla domanda sulla vera pericolosità per i consumatori è diventata ad un certo punto particolarmente importante. L’EFSA ha quindi dichiarato che, ai livelli attuali di esposizione,  il BPA non rappresenta un rischio per la salute della popolazione di alcuna fascia di età (inclusi feti, neonati e adolescenti). L’esposizione attraverso la dieta o l’insieme delle varie fonti (dieta, polvere, cosmetici e carta termica) è nettamente al di sotto del livello di sicurezza (la “dose giornaliera tollerabile” o DGT). Per maggior sicurezza, comunque, L’EFSA ridefinirà la Dose Giornaliera Tollerabile tra due o tre anni, quando saranno disponibili i risultati di uno studio di ricerca di lungo termine condotto nell’ambito del programma nazionale di tossicologia degli Stati Uniti (US National Toxicology Program). Per il momento ci dicono di non preoccuparci, ma ci rimandano ad ulteriori conferme.

Davide Biasco