Avere la possibilità di approvvigionarsi di frutta e verdura direttamente dal produttore è sicuramente un’opportunità ed una delizia. Quest’oggi parliamo di un’azienda agricola dell’Alto Polesine che produce ed offre in vendita non a chilometro zero, ma a “metro zero” perché non c’è alcuna netta separazione tra campi e serre dove in questo momento si producono zucchine, cetrioli, cipollotti ed asparagi ed il locale ricavato da una ex stalla o forse un ex fienile in cui i prodotti sono ordinatamente disposti in modo lindo con i prezzi ben in evidenza. Stiamo parlando dell’azienda agricola Piè di Lupo subito prima di Ceneselli, lungo la strada che proviene da Giacciano con Baruchella. Un’insegna sulla strada indica l’ingresso dell’azienda ed è tutto lì. Il piacere di fermarsi ad acquistare i prodotti ortofrutticoli del momento, e solo quelli, e di farsi raccontare cosa si sta raccogliendo, cosa si comincerà a raccogliere la prossima settimana (le famose fragole dell’Alto Polesine) è un’esperienza che merita un po’ di attenzione. La coltivazione non si vanta di essere biologica, ma ci possiamo credere se ci dicono che qui fanno lotta integrata a parassiti ed infestanti. I cetrioli sono un po’ più piccoli di quelli che siamo abituati a vedere nelle cassette dei supermercati, ma sono i prodotti di quella terra, di quell’acqua e di quell’aria che vediamo lì intorno e che abbiamo respirato nell’avvicinarci.  Nella concezione dell’agricoltura biodinamica tutto influisce alla crescita delle coltivazioni ed è suggestivo pensare che i prodotti che qui vengono offerti sono una sintesi di questo territorio, delle prassi di questa gente, di questa luce e di quest’aria. I vantaggi di chi riesce ad arrivare direttamente ai produttori per i propri acquisti sono molteplici: intanto si può vedere in faccia chi coltiva il cibo che ci mettiamo in bocca e da quanto ci convince o meno abbiamo una diversa sensazione di quello che andremo a consumare. Poi questa gente ha piacere a metterci a parte delle loro modalità di lavoro, delle loro attenzioni, di quello che evitano di produrre perché di scarsa resa o evitano di commercializzare perché poco appetibile. Poi si può discutere se il cipollotto appena raccolto, dal sapore delicato, sia un’alternativa alle cipolle raccolte mesi fa ed ancora conservate o ad un porro la cui delicatezza è particolarmente apprezzata per esempio per la preparazione di un risotto alle ortiche che in questa stagione si possono trovare per celebrare la stagionalità dei piatti. Da queste genti un po’ si ascolta per imparare, un po’ si condivide, un po’ si capisce in modo “fisico”. Compresa la stagionalità dei prodotti agricoli che non è un’informazione così scontata. Ma anche le possibilità di coltivazione del territorio non sono notizie così diffuse. E nel trascorrere del tempo si potrà seguire l’alternarsi delle produzioni: prima le fragole,  poi i fiori di zucca, poi meloni, angurie, albicocche, pesche accompagnate dai corrispondenti prodotti dell’orto. Il piacere e la qualità di quello che si consuma accresce via via con la consapevolezza di quello che si acquista. Il consumatore mangia sempre meglio e probabilmente anche ad un prezzo più conveniente, mentre il produttore si vede valorizzato in quella scala di valori e gerarchie in cui molto spesso, anche senza volerlo, la grande distribuzione organizzata appiattisce troppo.