“La pasta della Passionanza” è il nome commerciale con il quale un piccolo, ma intraprendente gruppo di persone Polesane si sono messe insieme per dare vita ad una iniziativa dettata dalla passione ma anche con obiettivi di reddito. Il denominatore comune di queste persone è un’abilità rodata di produrre a mano la pasta fatta in casa, sia ripiena che non: tortellini, cappelletti, tagliatelle e ravioli. Una competenza fatta di esperienza, di conoscenza delle cose buone e degli ingredienti di qualità, messa insieme con un briciolo di spirito imprenditoriale ha fatto in modo che adesso queste confezioni di pasta siano disponibili nei punti vendita di diverse zone del medio e basso Polesine. L’intenzione di chi li produce è dare la possibilità di assaggiare cose buone, fatte con passione e con ingredienti rigorosamente selezionati . E naturalmente rigorosamente fatti a mano. L’idea nasce dalla triste scoperta che solo alcuni prodotti, tra quelli artigianali che si possono normalmente comprare, sono veramente fatti a mano. Troppe quantità disponibili sul mercato e prodotte da microscopici laboratori non autorizzano a pensare che la produzione sia autenticamente secondo quanto dichiarato. Alla luce di questa scoperta ecco allora la “Pasta della Passionanza”, che prende il nome da un’omonima località nei pressi di Adria. L’intenzione è quella di proporre un prodotto alimentare autenticamente Polesano ed autenticamente fatto a mano che sia in grado di ricreare una suggestione di antico, di piatti di una volta, di bontà genuina, di cose semplici senza compromessi dettati dalle leggi del mercato o dei prezzi. Il prezzo, come nel vero spirito Slow Food, vuole essere giusto: non per lucrare, ma per riconoscere un onesto valore a chi altrettanto onestamente si pone sul mercato. Forse anche alcuni ristoratori, che saranno in grado di valorizzare  i loro menu, potranno trovare convincente e conveniente rifornirsi di questo tipo di prodotti. Poi dovranno anche sapientemente far riconoscere ai propri clienti l’autenticità e la differenza. Anche se a rigore non abbiamo una tradizione come quella bolognese, pur tuttavia questo alimento fa parte della nostra tradizione gastronomica e può ritagliarsi un dignitoso spazio nei menu, anche ed in modo speciale in questo periodi di Feste. Se l’idea avrà successo, anche nella sua particolare forma commerciale, potrà poi essere presa come un esempio di iniziativa imprenditoriale artigianale che forse potrà offrire delle nuove possibilità di uscire da questa stagnazione economica che è diventa sempre più opprimente.

Davide Biasco