7Anche in alto Polesine si può trovare una ristorazione che permette di mangiare il pesce fresco. Anzi appena un po’ più in là: nella vicina Lombardia che confina col Polesine. Si tratta del ristorante Doria che si trova appena all’ingresso della cittadina di Ostiglia (tel 0386 800521 – Via Brennero Est – chiuso lunedi a pranzo – www.hoteldoriaostiglia.it) , subito al di la del limitare della provincia di Rovigo. 6L’impatto può ingannare perché l’insegna “albergo ristorante Doria” può distrarre ed anche non invitare il degustatore interessato. Ma vale la pena di fermarsi e conoscere la famiglia Mascolo, di origini campane, che da lungo tempo  si occupa qui di ristorazione e dal 1993 gestisce questo ristorante con padre Sebastiano e figlio Francesco. 4La proposta è qui quella di una cucina dichiaratamente mediterranea, con condizionamenti locali e vicina alla sensibilità del posto. Tradotto in altre parole significa che qui, sebbene l’offerta sia differenziata anche per i piatti di carne, la preferenza dichiarata è per i piatti di pesce che arriva fresco almeno tre volte alla settimana. La tradizione campana si coglie nella modalità di prepararlo, ma anche nell’offerta dei primi tra i quali, per esempio, gli “scialatielli” fatti in casa con la semola di grano duro sono una proposta di sicuro interesse.5 Se si arriva per cena c’è anche la possibilità di fare la conoscenza della “stria” rossa: una calda e sottile focaccia a spicchi che viene servita di antipasto “per default” condita con solo pomodoro. Altra curiosa particolarità del locale è il “panuozzo”: una sorta panino di pizza ottenuto con un  doppio impasto che viene precotto, poi farcito a scelta e poi rimesso nel forno a legna per completare la preparazione. Si tratta quasi di due pizze in una perché, come svela Francesco che gestisce la sala, per un panuozzo si usa una pagnotta da addirittura 400 grammi, contro i consueti 180 circa impiegati per la preparazione dell’impasto per una normale pizza. 1Sì, perche il Doria è interessante anche per degustare la pizza napoletana verace e senza sofisticazioni dettate da mode o tendenze del momento. Francesco dichiara infatti provocatoriamente che farro e kamut qui sono messe al bando per preferire solo le farine tradizionali per la più tradizionale delle pizze. La Campania si coglie anche in alcuni ingredienti particolari: la bufala, i datterini, la salsa di pomodoro. Una pennellata di tradizione locale interpretata è invece costituita  nella proposta degli antipasti che prevedono un particolare gnocco fritto con gli affettati. O un’altra è rappresentata dall’abitudine locale di allungare il piatto degli agnolotti in brodo con qualche goccia di lambrusco. E’ proprio il caso di dire :”paesi che vai usanze che trovi”.La carta dei vini è intenzionalmente contenuta per preferire etichette di qualità anche se magari non altisonanti. Interessante e meritevole è la bottiglia di Lugana della cantina Otella sempre presente. La chiusura dei dessert prevede alcune proposte di casa come la charlotte . 3Accoglienza , semplicità, genuinità dei prodotti, attenzione ai piatti e prezzi contenuti sono probabilmente lo stile ristorativo da venire a conoscere in questo ristorante che merita di essere conosciuto.

Davide Biasco