Nell’ultimo periodo gli stati del nord Europa si stanno confrontando, per non dire di peggio, con gli stati del sud in materia di informazioni salutistiche sui cibi. Da qualche tempo Regno Unito, Olanda e paesi scandinavi hanno introdotto una prassi non obbligatoria, ma di fatto seguita dalla grande distribuzione organizzata, che prevede un’etichettatura a semaforo sui generi alimentari. L’etichetta rossa significa che il prodotto è da evitare, gialla da consumare con moderazione e verde che non ha limitazioni. Il tutto non vale in assoluto, ma in relazione al contenuto, anche combinato, di zucchero, sale e grassi. Sembra una versione a colori di quanto viene stampato sui pacchetti di sigari e sigarette per dissuadere il consumatore. Il problema nel caso dei cibi, però si fa importante perché pare che nel nord Europa i consumatori siano particolarmente attenti alle indicazioni (si veda il libro denuncia “Grasso, dolce, salato” di Michael Moss di cui abbiamo parlato tempo fa) e quindi boicottino l’acquisto dei prodotti con semaforo rosso. La Technische Universitaet di Monaco di Baviera ha analizzato un campione di 500 consumatori tedeschi arrivando alla conclusione “che questa etichetta induce il consumatore a scelte di impulso non accompagnate da una corretta valutazione d’insieme”.  La cosa per noi Mediterranei crea uno stupore non trascurabile se si pensa che, dal punto di vista del contenuto di grassi, risultano messi al bando i nostri tanto amati parmiggiano reggiano, prosciutto di Parma e olio extravergine di oliva! Ma allora cosa si può mangiare? ci domandiamo noi. Che la nutella non passasse le maglie della verifica lo potevamo immaginare e parimenti le bevande dolci, ma cosa dire di sughi, tortellini, biscotti e dolci? Gli stati dell’Europa meridionale, con l’Italia in testa, hanno quindi sollevato la questione in ambito UE chiedendo la messa al bando di tale pratica salutistica che al mercato dei produttori italiani arriva a costare fino a 700 milioni in termini di perdite sulle vendite. Semaforo sui cibi e dieta alimentare, secondo gli stati del sud Europa, non si sposano bene con un regime alimentare che è stato tanto vantato e valorizzato nel tempo. La cosa che, poi, non puo’ che provocare stupore è che tra i cibi che vengono considerati non a rischio ci sono le bevande eccitanti ad alto contenuto di caffeina: poiché impiegano dolcificanti e non zucchero allora sono oggetto di attenzione secondo il metodo del semaforo. L’intenzione del legislatore nordico è sicuramente buona, ma l’applicazione, come spesso accade, è deludente.

Davide Biasco