La richiesta di informazione e di conoscenza nel settore dell’enogastronomia è sempre più viva e sempre più attenta. Il consumatore apprezza sempre di più quello che consuma o degusta e richiede in modo progressivamente maggiore di avere conoscenze sul mondo del cibo. E’ in questo contesto che si colloca il fiorire di corsi di degustazione sul vino. Nel mese di febbraio è stato attivato il corsi dell’Associazione Italiana dei Sommeliers (AIS) , nel mese di marzo nella vicina Montegrotto è stato attivato lo stesso curato dall’Associazione Sommeliers Albergatori e Ristoratori (FISAR), mentre la prossima settimana sarà attivato il corso organizzato da Slow Food Rovigo. Sei i primi due sono corsi che sono finalizzati alla formazione dei sommelier, professionisti o appassionati, l’ultimo rappresenta invece un’introduzione competente e strutturata ai precedenti. Tutti e tre, però, rispondono ad un’esigenza sempre più viva di conoscere, per sapere apprezzare e per saper distinguere le caratteristiche che rendono più o meno apprezzabile un vino. Gli argomenti trattati sono tanti e ricchi: la storia del vino dalle origini,i  metodi di coltivazione e di impianto delle viti la tipologia di potatura e criteri di raccolta, i modi in cui terroir, esposizione, clima, latitudine influiscono sulle caratteristiche dell’uva, i motivi per cui alcune zone sono più o meno vocate a particolari tipi di vitigni. E poi i metodi di vinificazione, le lavorazioni in cantina, la maturazione e l’invecchiamento sono tutti aspetti che in modo più o meno approfondito sono trattati nei primi livelli di tutti e tre i tipi di corsi citati sopra.  Un aspetto sensoriale che poi non è poi da trascurare è che in tutte le serate di ogni lezione (quattro le lezioni del master Slow Food che inizierà il prossimo 14 maggio a Rovigo) è che nella seconda parte di ogni incontro si degustano almeno tre ma anche quattro o cinque tipi di vini diversi. Il docente cioè accompagna l’appassionato che sta effettuando il percorso didattico nel mondo della conoscenza sensoriale dei vini. Partendo dall’analisi visita di come appare il nettare di bacco negli speciali  bicchieri si passa poi alle sensazioni olfatti che vanno a colpire sia i nasi più sensibili che quelli meno attenti per poi concludersi con le sensazioni regalate dal palato. Intensità, persistenza, armonia, freschezza, sapidità, calore, morbidezza, sono termini tecnici i quali in ogni serata si arricchiscono via via di significato. Ed il docente ha proprio il compito di traghettare l’apprendista sommelier in un mare di sensazioni gusto olfattive sempre diverse, sempre distinte, spesso imprevedibili. La competenza sia in termini di competenze che di capacità didattiche è un aspetto fondamentale in questo tipo di percorsi formativi. Non semplici appassionati, ma veri e propri professionisti abilitati dalle rispettiva associazioni solo alla formazione di un numero limitato di moduli formativi. Si tratta di una professionalità nella formazione volta a  fornire strumenti conoscitivi sia ad appassionati, ma anche ad altri professionisti. E allora buon corso a tutti gli appassionati.

Davide Biasco