Mi è appena capitato di fare un’esperienza di piatti e di cucine di diverse parti del mondo. Ho affiancato alla curiosità turistica per un luogo nuovo la possibilità di assaggiare sapori ed abbinamenti che vi si potevano trovare cosi come proposti dalle varie etnie e gruppi residenti, evitando di andare alla ricerca di quelli troppo azzardati. Ho avuto così la possibilità di sperimentare piatti che spaziavano dalla Corea al Giappone al Messico, ad Israele, all’Argentina, ma anche al Brasile ed alla cucina tipica americana. A volte le scelte sono state interessanti, altre volte impegnative, altre volte infelici per una difficoltà ad avvicinarsi a gusti e sapori distanti dalla quotidianità. Le degustazioni sono state completate, poi, riportando comparativamente i vari piatti a qualcosa di conosciuto di locale o di similmente preparato. L’esperimento è stato però limitato dal fatto che a volte gli ingredienti non sono facilmente individuabili oppure che gli ingredienti non sono presenti nella cucina o della cultura che ci appartiene. E’ insieme interessante e stupefacente scoprire come certi piatti magari interessanti o abbastanza saporiti, rappresentino uno dei piatti di riferimento di una cultura che vi si identifica completamente o addirittura ne va pazza. Un esperimento turistico di questo tipo non ha bisogno di temerarietà, ma di una certo gradi di curiosità e di disponibilità mentale a conoscere il nuovo ed il diverso sena preconcetti e senza pregiudizi. E qui devo ammettere che una sforzo per quello che mi riguarda è stato necessario. E’ poi interessante scoprire quanto nelle varie cucine l’attenzione alla presentazione possa variare e quanto l’effetto dei cromatismi dei piatti possa predisporre o meno ad una degustazione che poi risultare più o meno felice . Un gioco di questo tipo è piacevole farlo in compagnia, dove ognuno sceglie un piatto diverso offrendo ai propri compagni di tavolo la possibilità di “cross-forchettate” o “cross-cucchiaiate” incrociate al fine di esplorare la geografia di una tavola che a volte è tutta da scoprire. Alla fine non siamo e non volevamo arrivare ad esprimere giudizi, anche per la mancanza di termini di paragone. Si arrivava sempre, comunque, ad esprimere un livello di gradimento personale su quanto i singoli piatti esprimevano e comunicavano. Devo ammettere che il servizio, l’ospitalità, la gentilezza e la professionalità del personale di sala, ma anche a location e l’atmosfera sicuramente contribuivano al giudizio finale. Ma anche questo era funzionale a comprendere la cultura espressa da quella cucina.

Davide Biasco