Mentre aumenta la curiosità e l’interesse di quello che sarà Expo 2015, arrivano notizie da altre vetrine alimentari tra le quali Vinitaly che si terrà a Verona subito prima dell’inizio della manifestazione Milanese. Interessante è qualche considerazione emersa nell’ambito dell’evento scaligero per quanto riguarda la terminologia anglosassone riferita ad alcuni cibi particolari. Diversi di questi sono ormai entrati nel nostro vocabolario quotidiano, come per esempio, Slow Food che rappresenta una nota associazione, che si ispira allo stare attenti alla qualità di quello che ingeriamo, al suo rapporto col territorio e con le tradizioni rurali. Ma si parla anche di junk food. È questo un termine che va molto di moda nei Paesi anglosassoni e che, letteralmente, significa cibo spazzatura. Generalmente si tratta di alimenti ad alto tenore di grassi o zuccheri o sale, che hanno un impatto negativo sulla nostra salute. Il junk food fa ingrassare e fa anche male, ma piace perché agisce sul nostro cervello similmente a quanto fa la droga, stimolando il senso del piacere e provocando a volte anche assuefazione. Purtroppo pare che sia e stia diventando sempre più il cattivo cibo, normalmente più economico, maggiormente consumato dagli strati più poveri della popolazione.  Si va anche diffondendo il termine superfood, nato negli Stati Uniti, ed indicante un cibo ad alto valore salutistico. Ne abbiamo parlato parlando delle bacche Goji, ma anche, in modo ironico, dell’aglio nostrano, e rientra nella categoria anche l’acqua di cocco, bevuta dalle star di oltreoceano perché a basso contenuto di zuccheri, grassi e calorie e con acido laurico, potente antibatterico, importante per rafforzare il sistema immunitario e velocizzare il metabolismo. Tra i superfood è annoverato anche il mirtillo, magari sotto forma di bevanda, che con il suo alto contenuto di flavonoidi fa bene agli occhi e alle vene varicose. Via libera anche al peperoncino per la presenza di capsaicina, che avrebbe fantomatiche proprietà dimagranti.
Ma esiste anche un termine per chi è particolarmente attento all’ambiente: feel food. Questo rappresenta un mangiare sostenibile, in linea con la scelta di impattare meno sull’ambiente, anche attraverso la scelta di ciò che ci portiamo a tavola. Un percorso virtuoso che fa bene anche all’agricoltura. Adesso, dopo tutta questa carrellata terminologica, potrebbe venire da domandarsi a che categoria apparteniamo.

Davide Biasco