Estate vuol dire gelato. Le fresce e dolci creme ci offronto in questo periodo veri momenti di piacevolezza, particolamente nelle giornate che sembrano veramente estive. Alcune notizie ci possono però essere significativamente utili per goderci maggiormente questo alimento da evasione. Ci riferiamo naturalmente solo ai gelati prodotti da un laboratorio che a volte può utilizzare dei semilavorati ma più auspicabilmente produce le proprie creme partendo dagli alimenti naturali. La prima certezza è che la presenza di un dolcificante non è negoziabile: qualche ingrediente per addolcire è necessario. Se il gelato è proposto senza zucchero, in realtà,  sarà stato prodotto con altri dolcificanti chimici, diversi da zucchero bianco o di canna. I gelati artigianali alla frutta contengono invece solo il relativo zucchero: il fruttosio. Un’altra considerazione importante è quella relativa alla stagionalità della frutta. Da noi, per esempio, la fragola matura nel mese di maggio per cui i gelati prodotti in agosto con questo ingrediente probabilmente impiegheranno frutti provenienti da regioni dove la maturazione è più tardiva come per esempio il Trentino. La frutta di stagione normalmente è quella che va comporre i gelati più vicini ai prodotti del territorio. Anche il metodo di conservazione fa la differenza. Qualcuno sostiene che i gelati conservati nei pozzetti con il coperchio di acciaio si conservano meglio perché è più facile mantenere costante la temperatura con implicazioni rilevabili nella cremosità del gelato e nella miglior conservazione dei sapori. Di contro le conservazioni con le vetrine agevolano il consumatore a scegliere i gusti e sicuramente producono quello speciale effetto dell’acquolina in bocca. Un aspetto che invece riguarda la salubrità di questo alimento è il fatto che sia prodotto o meno con grassi idrogenati che vengono spesso utilizzati nei prodotti di origine industriale per aumentarne la resistenza allo scioglimento. Un segnale indicatore della presenza di questi grassi è normalmente il senso di appesantimento a fine gelato o una sensazione di untuosità al palato. Una di queste due sensazioni potrebbero essere il segnale di un prodotto alimento non sano. Ultima curiosità può essere quella riferita ai gelati alla soia. Qualcuno sostiene che, per quanto il nostro territorio ne produca notevoli quantità, la materia prima per questo tipo di gelato sia di origine americana, dove le produzioni OGM non sono vietate, ipotizzando che, quindi, questo tipo di gelato possa essere quindi prodotto con alimenti OGM. Alla luce di tutte queste considerazioni è evidente che, parlando di gelato artigianale,  una gelateria a questo punto non vale l’altra. Una volta trovate quelle che hanno tutti i requisiti che ci soddisfano sarà il caso di fidelizzarle.

Davide Biasco