Il Corriere della Sera di qualche giorno fa illustrava i vantaggi di avere a disposizione una sorta di “porzionometro” per misurare quanto cibo consumiamo e di conseguenza poterci regolare e, soprattutto, limitare. Pare infatti che la nostra personale impressione visiva sia normalmente molto, anzi troppo concessiva e tollerante a confronto con quelle che sarebbero le nostre reali ed effettive esigenze alimentari. In qualche modo quello che ci sembra che ci possa normalmente bastare per sfamarci o per placare i nostri impulsi divoratori sia normalmente molto di più del necessario. Ecco perché uno strumento di misura comodo ed a portata di mano potrebbe aiutarci a farci capire qual è la giusta di misura o, al limite, a farci venire efficaci sensi di colpa. Pare quindi che sia scientificamente dimostrato (United States Department of Agricolture) che di solito sovrastimiamo le nostre porzioni di frutta, latticini e carne rispetto a quelle reali  ritenendo, al contrario, di mangiare meno dolci e grassi di quelli davvero consumati. Il tutto nasce probabilmente da una insufficiente conoscenza che normalmente abbiamo dei contenuti, per esempio in termini di grassi, dei cibi che consumiamo. L’idea innovativa del dietologo Oliviero Sculati di ADI, l’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, è quella di misurare il cibo per volumi ed associare i volumi a qualcosa con cui abbiamo molta confidenza, come un pugno, un dito, un palmo, una noce, un bicchiere, un cucchiaio. La dieta per volumi, in realtà la proponeva anche la famosissima Dieta a Zona, che prevedeva che la porzione di petto di pollo da consumare a pranzo o a cena corrispondeva approssimativamente alla dimensione della nostra mano: un’idea immediata e molto facile, magari di sofferenza per quelli con le mani di piccole dimensioni. La successiva dieta GIFT prevedeva, ancora,  l’impiego di un piatto tripartito (trilobato) in modo da avere tutto il pranzo immediatamente disponibile a tavola e suddiviso in proteine, carboidrati e fibre, Il porzionometro consisterebbe quindi in una tabella di associazione dei volumi con cui abbiamo confidenza (dito, mano, palmo, pugno, noce, bicchiere, cucchiaio, etc.) con i cibi nelle giuste quantità giornaliere o per pasto. Secondo alcuni dietisti questa conoscenza si potrebbe ben sposare con un regime alimentare adeguato. Sapendo infatti quanti volumi di carboidrati, proteine o grassi necessitiamo quotidianamente e considerando una misura cosi “spannometrica” si potrebbe arrivare senza troppe rinunce a mangiare nella giusta misura i piatti preferiti bilanciando il fabbisogno complessivo quotidiano. Un altro vantaggio di questo sistema sarebbe quello di non essere schiavizzati dalla misura del peso rendendo questo regime alimentare normalmente perseguibile anche nel lungo tempo. Alla fine però la regola fondamentale resta quella che la dottoressa Giovanna Cecchetto, presidente dell’Associazione Nazionale Dietisti (Andid) esprime così : “dovremmo recuperare la capacità di ascoltare il nostro corpo, che è in grado di dirci quando siamo sazi o di quali nutrienti abbiamo bisogno. In questo modo riusciremmo spontaneamente a controllare le porzioni, mantenendoci nel giusto equilibrio”.