Si è conclusa mercoledì scorso Vinitaly 2015 (www.vinitaly.com), la kermesse mondiale sul vino che tutti gli anni saluta la primavera a Verona. Tra i tanti aspetti che hanno catturato l’attenzione dei visitatori è emersa la dimensione dei vini prodotti con una sensibilità particolare al territorio ed alla sostenibilità. Biologico e biodinamico sono le due parole chiave per leggere ed interpretare questo fenomeno. Al concetto di vino biodinamico c’è da associare la sigla “Summa 15” che nel regno altoatesino di AloisLageder (www.aloislageder.eu) rappresenta lo “stato dell’arte” di questo modo di vinificare, ma di questo ne parleremo nella prossima occasione. Questa volta ci soffermiamo sul concetto di vino biologico. A distanza di tre anni dall’introduzione della regolamentazione normativa europea Ce 203/2012 ci sono produttori che si accontentano di produrre in modo biologico e c’è chi l’uva prodotta in questo modo rispettoso dell’ambiente la trasforma anche in modo definito parimenti biologico mettendo al bando chimica e prodotti affini. A Verona si sono scoperte ben 500 cantine sottoposte a certificazione biologicaper  un aumento dei terreni “vitati a biologico”, cioè coltivati con i metodo di rispetto ambientale addirittura del  67,8% . Si è parlato dei coadiuvanti, cioè di quegli additivi, come i solfiti,che sono impiegati nelle pratiche di vinificazione incantina,ma che hanno bisogno di essere anche contenuti o limitati al fine di marcare ulteriormente la differenza tra vino bio e vino tradizionale. Per i produttori che sentono la vocazione al biologico gli sforzi sono premiati dal consumatori soprattutto stranieri. E’ per questo che anche la grande produzione, particolarmente aggressiva nel mercato estero, si affaccia sempre di più a questo tipo di vinificazione spinta da un consumatore via  via più sensibile ed esigente. Lo stimolo per il degustatore sarà a questo punto quello di affinare la sensibilità per scoprire se questi vini si assaggiano solo con la consapevolezza di come sono prodotti oppure si può anche sondare nella dimensione olfattiva e gustativa se si rivelano nella loro sostenibilità anche al palato. Lo slogan “buono, giusto e pulito” di Slow Food acquista così anche nel vino biologico certificato un suo valido sostenitore.

Davide Biasco